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SEONGJU – Lo scudo americano che dovrebbe salvarci dalla Bomba di Kim è nascosto dietro la curva che vira sulla collina, presidiata da un cordone invalicabile di poliziotti. Ma le monache buddiste accampate ventiquattr'ore su ventiquattro nella tenda- cappella lì accanto hanno deciso che questo benedetto Thaad non è solo inutile: è dannoso. E che per proteggerci dall'atomica le preghiere funzionerebbero meglio. "Lo scudo dividerà ancora di più Corea del Sud e del Nord" dice Kim Deok-in offrendoti i biscotti portati da Iksan, due ore e mezzo di strada più in là. "Non vogliamo altre armi. Vogliamo la pace: dolce come i meloni di Seongju".

I meloni, piccoli e gialli, sono dolcissimi davvero, anche se i contadini di qui ora giurano che tra un po' i radar Usa avveleneranno anche quelli. Se poi le preghiere siano uno scudo migliore dei raggi AN/TPY-2, quelli che farebbero scattare fino a 48 missili montati su sei lanciatori mobili in grado di intercettare i razzi atomici di Pyongyang, beh, questa è appunto questione di fede. Certo è solo che le litanie sono gratis, mentre altissimo è il conto che Donald Trump ha presentato a Seul: un miliardo di dollari. Perfino il Wall Street Journal, giornale amico, ha scritto che quella richiesta, poi rientrata, ha irritato così tanto da regalare ulteriore vantaggio al candidato anti-Thaad nelle elezioni che martedì prossimo sceglieranno il nuovo inquilino della Casa Blu, forzatamente sloggiata dalla presidente Park Geun-hye finita in carcere per il giro di mazzette imbastito con l'amichetta sciamana.

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