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In pieno recupero, alla sua maniera, Gonzalo Higuain ha rimesso in equilibrio un derby che Adem Ljajic aveva improvvisamente griffato con un capolavoro di arte varia. Per la quantità di occasioni create e sciupate, per il tipo di partita condotta, sarebbe stato per lo meno curioso se la Juventus avesse perso, anche se gli errori commessi in fase realizzativa non possono rappresentare un alibi. Va pure sottolineato che il pareggio bianconero è giunto con il Toro in inferiorità numerica, per l’espulsione di Acquah, contestatissima, in particolare da Mihajlovic, cacciato pure lui. L’uno a uno non aggiunge e non toglie nulla alla lotta scudetto, così come non aggiunge e non toglie nulla alla stagione dei granata.

Signora si nasce

Giovanni de luna

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Allegri cambia otto uomini rispetto al successo di Monaco, oltre all’assetto di gioco, un insolito ma collaudato 4-4-2, eppure – come niente fosse – la Juve all’inizio detta legge con l’intenzione di chiudere la pratica il più presto possibile per destinare tutte le energie al ritorno di Champions League. Non è andata proprio così. Se l’approccio è stato impeccabile, assolutamente in linea con le attese a dispetto del pesantissimo turnover, sotto porta i campioni d’Italia hanno lasciato a desiderare, altrimenti il primo tempo non si sarebbe chiuso senza gol.

Una traversa (Benatia), alcune paratissime di Hart (su Sturaro e Lichtsteiner, soprattutto su Dybala), l’erroraccio di Bonucci a pochi metri dalla linea di porta hanno consentito al Torino di limitare i danni. La squadra di Mihajlovic non ha quasi mai potuto e saputo reagire, inchiodata nella propria trequarti, impalpabile nel trio Falque-Ljajic-Boyè e, di conseguenza, poco pericolosa con Belotti. Il Gallo può cantare quando viene servito a dovere, altrimenti diventa prigioniero della difesa avversaria che, per di più, anche senza Dani Alves, Chiellini e Alex Sandro, rimane di categoria altissima.

Rincon nella veste di interditore ha funzionato bene, così come Lichtsteiner per un po’ sulla destra, molto sarebbe cambiato nella dinamica del match se Cuadrado non fosse incappato in una serata di svogliatezza e leggerezza insieme. Khedira ha fatto del presidio allo stato puro, Sturaro ha tafferugliato a sinistra, in versione esterno, non proprio il suo ruolo. Asamoah ha anestetizzato Iago Falque, che ha combinato pochino ma senz’altro di più dell’acerbo argentino Boyè, capace di mettersi in mostra per alcune ruvidezze fuori ordinanza. Mihajlovic più volte ha mulinato le braccia e alzato la voce perché era abbastanza visibile che il Toro avrebbe potuto dare di più, in particolare i tre tenori della trequarti.

Non a caso la ripresa è cominciata con la punizione favolosa di Ljajic che ha scassato l’equilibrio della gara, un tiro bello e imprendibile, l’uno a zero che nessuno immaginava. La reazione della Juve è stata immediata con la combinazione Khedira-Mandzukic e con la solita chance sprecata dai bianconeri. Poi c’è stato l’episodio che ha trasformato una partita normale in un derby autentico, ovvero l’espulsione di Acquah per un’entrata su Mandzukic e sul pallone, con sceneggiata isterica di Mihajlovic allontanato dal campo non prima di aver messo la sua faccia davanti a quella del quarto uomo e aver cercato il contatto in campo con l’arbitro Valeri. Il quale, va detto, non è sembrato in un sabato di massima ispirazione.

Nonostante la superiorità numerica, la Juve ha continuato a sprecare l’insprecabile, vedi alla voce Khedira, mentre Allegri ha provveduto a inserire Higuain e Pjanic. Bonucci si è iscritto per la seconda volta alla lista degli spreconi a dieci minuti dalla fine quando ormai il match si era trasformato in assedio. Poi ci ha pensato Higuain, nel rispetto della sua tradizione, quando il popolo granata aveva già intonato i cori di festa.

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