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"Se Le Pen vince le elezioni in Francia, sarà la fine dell'Europa. E, quindi, la fine della democrazia". Pascal Bruckner è uno dei più famosi scrittori e filosofi francesi. Intellettuale spesso polemista, vicino ai "nouveaux philosophes" come André Glucksmann e Bernard-Henri Lévy usciti dal marxismo, e autore dell'ultimo "Il fanatismo dell'Apocalisse" (edito in Italia da Guanda come tutti i suoi libri), Bruckner ha scritto anche "Il singhiozzo dell'uomo bianco" e "La tirannia della penitenza, saggio sul masochismo occidentale" e ha seguito con grande attenzione la campagna elettorale delle presidenziali francesi, arrivate al ballottaggio di domani tra Emmanuel Macron e Marine Le Pen. Secondo Bruckner, "vincerà Macron. Ma attenzione, non è ancora fatta".

Perché, Bruckner?
"Perché Macron, in quanto ex banchiere ed ex ministro dell'Economia, rappresenta il capitalismo 'cattivo' e il denaro. E il denaro è la cosa che più odiano i francesi. Fillon, il candidato di centrodestra arrivato terzo e dunque escluso dal ballottaggio, sarebbe stato un osso molto più duro per Marine Le Pen. Ma almeno Macron è giovane e un volto nuovo, sembra un cherubino. Questo è un grosso vantaggio in un'epoca in cui i partiti tradizionali sono per la prima volta praticamente scomparsi".

Questo smottamento politico nel suo Paese la preoccupa?
"No, non è un problema così grave. Anche se al primo turno il 50% di loro ha espresso una posizione scettica nei confronti dell'Europa, molti francesi si sposteranno comunque verso il centro al ballottaggio e voteranno in maggioranza per un candidato razionale come Macron. Comunque, si tratta di una frase transitoria, presto torneranno i due partiti principali. Almeno abbiamo evitato un ballottaggio Le Pen-Mélenchon. Sarebbe stato una catastrofe per la Francia".

E cosa ne pensa di Marine Le Pen?
"La detesto, con i suoi modi populisti fa finta di rassicurare il popolo come Angela Merkel. Ma è totalmente diversa: ha un programma economico totalmente folle e lo abbiamo visto anche nel dibattito tv, dove ha esitato moltissimo sull'euro. Non ce la farà, soprattutto per questo".

Neanche se il popolo di Mélenchon, l'esponente di estrema sinistra, cadrà nelle braccia della leader del Front National?
"Non mi stupirebbe se metà degli elettori di Mélenchon votasse per lei. Perché innanzitutto il programma di Marine Le Pen è molto più di sinistra di quello di Macron. E poi storicamente è raro che questa tipologia di elettori si lasci incatenare nelle maglie dei partiti tradizionali. In Francia Mélenchon rappresenta la nostalgia del comunismo, che è ancora viva, decisamente. Molti miei connazionali non hanno mai accettato la caduta del Muro di Berlino nel 1989. Il comunismo ha oggettivamente fallito, ovunque. Ma per molte persone, come per gli elettori di Mélenchon che ha lodato più volte Castro, Maduro, Cuba, questa ideologia ha ancora un futuro e non è mai caduta".

Perché?
"Perché la Rivoluzione francese ha rappresentato per la Francia la libertà e l'uguaglianza. Per molti francesi l'uguaglianza viene prima della libertà".

E se dovesse succedere l'impossibile secondo i sondaggisti? Se vincesse Marine Le Pen?
"Non voglio sembrare il francese che si sente superiore agli altri. Ma il destino della democrazia in Europa e del mondo libero è sulle spalle della Francia. Il nuovo masochismo dell'Occidente è dire: "Buttiamo giù l'Europa e staremo meglio". Sono tornate le tendenze suicide in Europa, come molto tempo fa. Se il mio Paese domani cede al populismo distruttivo di Le Pen, è finita. Parte della nostra democrazia e dei nostri valori si sbricioleranno. Perciò queste elezioni sono così decisive".

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