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Donald Trump vuole stringere il cerchio attorno alla Corea del Nord per fermare lo sviluppo dei programmi balistici e nucleari da parte di Pyongyang.

E lo fa inviando nell’alto Pacifico, a ridosso della penisola coreana, il «Carrier Strike Group 1», un gruppo d’assalto navale con portaerei, dotato di sistema di difesa missilistica Aegis, in grado di intercettare, inseguire e neutralizzare «bersagli», tra cui vettori balistici come quelli lanciati dalla Corea del Nord negli ultimi test. Capofila del gruppo comandato dall’ammiraglio James Kilby è la Uss Carl Vinson, portaerei classe Nimitz a propulsione nucleare di 97 mila tonnellate, che trasporta 60 velivoli e imbarca 5 mila tra uomini e donne.

Il gruppo ha lasciato sabato Singapore su ordine dell’ammiraglio Harry Harris, comandante della flotta Usa nel Pacifico, variando destinazione dall’Australia alle Coree. La mossa è legata ai segnali secondo cui Pyongyang potrebbe effettuare il suo sesto test nucleare verso il 15 aprile, per celebrare i 105 anni del fondatore dello Stato, Kim Il-sung, nonno del giovane leader.

In navigazione assieme alla Vinson ci sono i cacciatorpediniere Uss Wayne E. Meyer e Uss Michael Murphy, dotati di sistema Aegis, e la fregata Uss Lake Champlain, armata con missili teleguidati. Da un punto di vista militare il gruppo d’assalto ha un impiego «sopravanzato», ovvero creare uno scudo difensivo (Aegis appunto), e trasportare la forza aerea a ridosso di eventuali obiettivi. Le operazioni condotte con questa formazione sono di solito supportate da una scorta di sommergibili che funziona da «hunter killer», ovvero neutralizzano eventuali insidie provenienti da siluri filoguidati, sottomarini o sommergibili nemici. La Vinson, originariamente di base a San Diego, è da febbraio in Estremo Oriente, e ha partecipato alle attività di routine e addestramento nel mar delle Filippine. Da inizio marzo ha preso parte alle manovre congiunte di Usa e Corea del Sud nel mezzo delle tensioni intercoreane alimentate dal test del missile fatto il 12 febbraio da Pyongyang, e dall’omicidio del 13 febbraio a Kuala Lumpur di Kim Jong-nam, fratellastro del leader Kim Jong-un.

Poco tempo fa Uriminzokkiri, il principale mezzo di propaganda esterna nordcoreano, ha pubblicato un video, che mostra la portaerei Vinson prima di finire nel mirino immaginario di Pyongyang e poi bruciare tra le fiamme. Il North American Aerospace Defense Command, che vigila sulle possibili minacce balistiche contro gli Usa, è però «assolutamente fiducioso» sulla capacità di intercettare e distruggere missili intercontinentali di Pyongyang.

Gli Usa puntano a una «denuclearizzazione» della penisola coreana, ma «non hanno come obiettivo un cambio di regime», afferma Tillerson, dicendo di «non esser a conoscenza di un piano» per uccidere Kim Jong-un. Anche se a Trump sarebbero state presentate due opzioni «interventiste»: l’uccisione del giovane leader o il trasferimento di armi nucleari in Corea del Sud.

In questo quadro, Washington chiede a Pechino di rafforzare le misure contro la Corea del Nord: «La Cina ha iniziato ad ammettere che tutto questo rappresenta una minaccia anche agli stessi interessi di Pechino», ha proseguito Tillerson, facendo capire che delle grandi manovre navali in corso nella regione il presidente Xi Jinping ne è stato opportunamente informato durante il bilaterale di Mar-a-Lago con Trump.

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