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Il silenzio amministrativo è stato eliminato, ma le pubbliche amministrazioni continuano a tacere. E' quanto emerge dal rapporto 'Ignoranza di Stato', curato dalla ong 'Diritto di Sapere', che presenta "risultati e raccomandazioni" dal primo monitoraggio nazionale sul Foia italiano.

Oltre metà delle amministrazioni non risponde

Dal 23 dicembre 2016 al 28 febbraio scorso, i 56 volontari che hanno collaborato al monitoraggio hanno inviato 800 richieste di accesso generalizzato via email o via pec (tra i temi più frequenti, sanità, spesa pubblica e migranti): ben il 73% delle richieste Foia non ha ricevuto risposta entro 30 giorni, termine stabilito dal decreto trasparenza per la conclusione del procedimento, che, come prevede la legge, deve avvenire "con provvedimento espresso e motivato". Anche considerando le risposte arrivate in ritardo fino a un tempo complessivo di 45 giorni, si legge nel dossier, la "frazione di pubbliche amministrazioni che ignora le richieste si attesta comunque oltre la metà, ovvero al 53%". Ben il 52% delle pec inviate dai volontari di 'Diritto di Sapere' non ha ricevuto alcuna risposta.

Troppi i "dinieghi illegittimi

Nel rapporto, inoltre, si evidenzia che vi sono "troppi dinieghi illegittimi": il decreto trasparenza, infatti, definisce una serie di limiti ed eccezioni all'accesso generalizzato che devono essere gli unici motivi di diniego per le Pubbliche amministrazioni: il 35% dei rifiuti rilevati nel corso del monitoraggio condotto da 'Diritto di Sapere' appartiene alla categoria "dinieghi irregolari", in cui l'accesso è stato negato per "mancanza di motivazione" o utilizzando "eccezioni non previste dal decreto". Prendendo in considerazione solo gli enti a cui sono state inviate, nell'ambito del monitoraggio, più di 50 richieste, "pessimi segnali", si legge nel rapporto, sono arrivati da ospedali (90% di richieste ignorate) , Asl (70%) e Ministeri (60%) ; Comuni e Prefetture, in media, hanno ignorato una richiesta Foia su 2. Un risultato migliore viene dalle Regioni che hanno risposto a 6 richieste su 10 (delle 50 inviate) e dalle Forze dell'ordine che, pur essendo poco rappresentative perché destinatarie di sole 8 richieste, hanno risposto al 75%.

Poche le regioni che rispondono

Escludendo gli enti nazionali, che non hanno risposto a piu' della meta' delle richieste Foia (55%), sono pochissime comunque le regioni italiane che hanno avuto 'grandi performance'. Lombardia e Lazio, ad esempio, dove hanno sede gran parte degli enti pubblici coinvolti nel monitoraggio, hanno scelto di non dare alcuna risposta a piu' della meta' delle richieste di accesso che sono state loro inviate: il 67% per le P.a. lombarde e il 73% degli enti con sede nel Lazio. Sono infatti 111 (su 166 inviate) le richieste bypassate in Lombardia, 61 (su 84) nel Lazio. La situazione è risultata di poco migliore in Veneto e in Piemonte dove non è stata data risposta al 56% delle richieste Foia. Nelle regioni dove sono state inviate meno di 55 richieste, la 'maglia nera' va alla Calabria, dove è stato ignorato l'86% della ventina di richieste trasmesse. Performance migliori in Valle d'Aosta, Friuli Venezia Giulia e Umbria.

Risposte anche solo parziali

Anche quando la Pubblica amministrazione decide di rispondere, ciò non significa, si osserva nel dossier, che la richiesta verrà valutata nella sua interezza: nel 15% dei casi, infatti, le Pubbliche amministrazioni non hanno fornito alcun riscontro su uno o più punti della richiesta. Nonostante vi siano ancora "grossi problemi di applicazione", il principio di accesso generalizzato, scrive 'Diritto di sapere', ha permesso di ottenere documenti e informazioni che prima non erano disponibili, perché non inseriti negli obblighi di pubblicazione e non accessibili con la legge 241/1990 sul diritto di accesso amministrativo. Poche risposte, quindi, ma in diversi casi molto interessanti: tra le richieste che hanno ottenuto risposta entro i 30 giorni previsti dalla legge, il 59% ha garantito l'accesso a tutte le informazioni; si arriva a una percentuale del 63% se si considerano anche quelle per cui è stato ottenuto almeno l'80% delle informazioni.

Trasparenza su spese e migranti

Tra i documenti che i volontari hanno ottenuto, le ricevute delle spese di viaggio dei presidenti delle Regioni Toscana, Emilia-Romagna e Valle d'Aosta, documenti e dati sulla gestione dei migranti (regolamenti interni ai Cie, numeri di rimpatri, informazioni sull'accesso alle cure, nominativi e contatti di responsabili dei Cie), copie di ispezioni sanitarie realizzate dalle Asl lombarde nelle carceri di Pavia, Como, Busto Arsizio e Bergamo, email di reclamo inviate dai cittadini alle aziende di trasporto pubblico a Torino e Napoli e la documentazione presentata dai candidati al concorso per professore associato bandito dall'Università del Molise. Quanto ai tempi di risposta, il rapporto mette in luce il fatto che la Pubblica amministrazione che decide di rispondere a una richiesta di accesso lo fa più velocemente che in passato: nel 2013, i dati segnalavano come in media agli enti servissero 30 giorni per replicare a una richiesta di accesso con la legge 241/1990, oggi si deve aspettare in media 23 giorni.

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