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CROTONE – E' un po' come la storia della porta della stalla sbarrata quando ormai il bestiame è uscito, ma insomma l'Inter ha optato per la linea dura dopo la sconfitta di Crotone: al provvedimento preso negli spogliatoi dello "Scida", quello dell'allenamento punitivo di oggi in un lunedì in cui era in programma invece il riposo, si aggiunge un giorno di ritiro in più in vista del derby di sabato. La squadra si chiuderà alla Pinetina non dal venerdì pomeriggio ma dal giovedì: vietato sbagliare ancora, è il messaggio. Oppure ce n'è anche un altro: non vi siete comportati bene, non siete stati professionali, allora vi mettiamo sotto chiave. Capita, in periodi simili. Già, perché l'Inter è tornata pazza, indecifrabile e sconvolgente, come tante altre volte. Quella che illude, fa intravedere magnifici progressi, poi cade a precipizio e non si ferma più, e ora è fuori dall'Europa, settima, a pezzi, e con tre partite terribili in 15 giorni contro Milan, Fiorentina e Napoli. La sconfitta di Crotone è la più imbarazzante della stagione, e arriva al termine di un percorso di dolore iniziato prima dell'ultima sosta, col pareggio a Torino, proseguita con la sconfitta nel posticipo contro la Samp, culminata con l'1-2 dello "Scida". Hanno sbagliato tutti, si dice sempre in questi casi. I giocatori, con il loro atteggiamento irritante, e l'allenatore, che non ha saputo stimolarli e li ha anche messi in campo con poca logica. Certo, tutto giusto. Del resto sono discorsi che ciclicamente si ripresentano. Ma il punto è anche un altro, ovvero: chi, nell'Inter di questi anni, aiuta l'allenatore a non sbagliare? Chi tiene sotto controllo, a volte sotto un controllo paramilitare perché in certi casi è proprio necessario, i signori giocatori? Chi sovrintende insomma alle grandi e piccole questioni tecniche, chi sono i dirigenti o i membri dello staff tecnico schierati come un sol uomo nel tutelare gli interessi e nel risolvere i problemi interni? La risposta è semplice e sconfortante: nessuno. In questi anni, al di là di Piero Ausilio, che dovrebbe essere l'addetto al mercato ma in realtà si occupa di tante altre cose, non c'è mai stata una figura dirigenziale che affiancasse la guida tecnica. Molte figure o figurine di contorno, ma nessuno che avesse, o abbia, l'autorità tecnica, morale e professionale per parlare da pari a pari con l'allenatore, consigliarlo, guidarlo, aiutarlo in un lavoro che è tra i più difficili che esistano nel mondo del calcio, quello del pastore di anime di uno spogliatoio di professionisti strapagati eppure spesso bisognosi di cure e di attenzioni più di un fanciullo.
Così, nel semideserto dirigenziale, si sta consumando anche l'esperienza di Stefano Pioli. Che fino a due mesi fa era considerato il deus ex machina della rinascita nerazzurra, ma negli ultimi tempi si è ripiegato su se stesso. Lui stesso, prima ancora della squadra, ha perso brillantezza. Ma forse non è neppure così strano, a pensarci bene. Perché proprio da un paio di mesi in qua un po' tutti, chi prima chi dopo, gli attenti e infine pure i disattenti, hanno scoperto la verità, ossia che il gruppo Suning con una mano accarezzava la spalla di Pioli, con l'altra componeva il numero di telefono di Antonio Conte per offrirgli la panchina della prossima stagione. Prima era solo una voce che qualcuno derubricò come "destabilizzante", poi è diventata un rumor insistente, poi una certezza che ha raggiunto anche Pioli. E anche i giocatori, con ogni evidenza. Del resto come può reagire un gruppo di lavoro sapendo che il proprio capo non ha esattamente la fiducia incondizionata dell'azienda, al punto che la stessa azienda pensa di sostituirlo con uno più bravo? E quel capo, quali eccezionali motivazioni deve avere per essere sordo a tutto e per non farsi condizionare e per continuare a lavorare serenamente? Sono stati in effetti due mesi difficili, quelli di Stefano Pioli, e l'Inter li ha pagati tutti sul campo. Ora c'è il derby per provare a rialzarsi, e magari una reazione ci sarà perché non potrà non esserci. Ma la sensazione di una storia già arrivata ai titoli di coda continua a persistere. Quale Inter vedremo, dopo Stefano Pioli? Quale allenatore, se Conte non darà la disponibilità? La risposta, come sempre nelle cose interiste, per ora fluttua nel vento, anzi nel monsone: dalla Cina, senza furore ma grazie al piglio decisionista che hanno i capi d'azienda di quelle parti, conosceremo la verità. Ma ora è presto. Ora c'è da salvare l'Europa.Articolo Originale

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