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Può esserci in lizza a Genova un candidato del movimento di Grillo sgradito a Beppe Grillo? Da questa mattina – almeno per la legge – la risposta è sì. Per quanto clamorosa e apparentemente sorprendente, la decisione del tribunale di Genova sul destino di Marika Cassimatis, candidata a Cinque stelle destituita dal comico-garante e adesso reintegrata dalle toghe, è un concentrato di buonsenso, di logica e di razionalità.

Non era la sentenza ad essere paradossale è incredibile – infatti – ma il racconto di quello che l'aveva prodotta, ovvero la decisione di Beppe Grillo di estromettere la Cassimatis dopo una votazione democratica che l'aveva scelta. Non era stato un gesto sorprendente, purtroppo, visti i precedenti nella gestione della democrazia interna. Ma era una scelta del tutto priva di senso.

. La militante grillina – donna solida e determinata, a quanto abbiamo visto – aveva vinto regolarmente in una competizione democratica che il Movimento si vanta di aver messo al centro della sua vita associativa. La Cassimatis era stata scippata della sua vittoria come un passante che per strada si vede sottrarre un portafoglio. E i giudici del Tribunale, a questo punto hanno fatto quello che fa un poliziotto con un cittadino rapinato, quando riesce a raggiungere un ladro. Hanno ripreso il portafoglio e lo hanno restituito al derubato. Questo furto di democrazia, infatti, era un furto doppio: in primo luogo perché negava l'identità del movimento e le regole che come abbiamo visto si era dato. E in secondo luogo perché il pretesto della destituzione, un "like" apposto in un post del sindaco Pizzarotti – prima della sua espulsione dal movimento – gridava vendetta al cielo, e evocava suggestione bulgare e totalitarie, piuttosto che democratiche e liguri. Per quale motivo Marika doveva essere considerata da Grillo indegna di correre? Mistero. La fedeltà ottusa al capo, era diventato il valore più forte, prevalente addirittura sui desideri di chi aveva partecipato al voto. Inaccettabile.

Le domande di oggi sono tre: 1) che cosa accadrà adesso per le liste elettorali? 2) che succede se il garante viene sconfessato dalla giustizia? 3) cosa cambia per la politica italiana? Prima risposta: la Cassimatis adesso deve correre con il movimento Cinque stelle perché la consultazione di coloro che l'hanno eletta, in una elezione convocata dal movimento prevale su ogni altro potere. 2) Questo giudizio ci dice che il garante del movimento non è anche il suo despota. Se Grillo fa applicare le regole svolge il suo lavoro di "controllore", se prova a convincerci che gli asini volano, e che qualcuno regolarmente eletto va cacciato è lui che sbaglia, non il malcapitato. 3) Attenzione. Questa sentenza illuminata, però non può riguardare solo il Movimento 5 stelle: la vicenda di Genova ci dice che tutta la politica italiana è popolata di padroni e padroncini che gestiscono i partiti come aziende di famiglia.

Quelli che – giustamente – hanno condannato la destituzione della Cassimatis, devono indignarsi ugualmente – per esempio – quando Matteo Renzi protesta (addirittura con Sergio Mattarella!) perché dei senatori della Repubblica nel pieno del loro mandato non hanno eletto il suo candidato alla guida di una commissione parlamentare. Serve con urgenza una legge che obblighi con ancora più forza i partiti a rispettare i riti della democrazia interna, perché è attraverso questi che i cittadini selezionano la classe dirigente. Eh preferiscono. Va bene restituire il portafoglio rubato alla candidata genovese, dunque, a patto che si fermino anche tutti gli altri "ladri di democrazia".

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