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PARIGI – "La vittoria è a portata di mano". Jean-Luc Mélenchon vuole crederci, spera davvero di diventare il Terzo Uomo delle presidenziali e magari passare a sorpresa al ballottaggio. Secondo un nuovo sondaggio pubblicato dall'istituto Sofres, l'indomito gauchiste è al 18% delle preferenze, superando addirittura il candidato della destra François Fillon (17%). Lo scarto con gli altri due candidati è diventato di pochi punti, Marine Le Pen e Emmanuel Macron sono in parità, al 24%, in leggero calo rispetto all'ultima rilevazione. Il leader della France Insoumise ha lanciato ieri la sfida finale, a due settimane dal voto, in un grande comizio nel porto di Marsiglia nel quale ha illustrato il suo programma, dall'uscita dalla Nato al piano Marshall da 100 miliardi di euro per rilanciare l'economia francese. Un raduno affollatissimo, con tanti giovani che hanno aderito al suo movimento.

Ex socialista, 65 anni, Mélenchon è il fenomeno del momento. Le sue doti da tribuno lo hanno proiettato al centro dei dibattiti tv. È stato, a detta di tutti, uno dei migliori oratori, capace di tenere testa a Marine Le Pen con la quale si è scontrato più volte. È anche il candidato che ha più innovato nella campagna elettorale: ha creato un popolare canale YouTube, si è inventato un comizio doppio tra Lione e Parigi con ologramma (esperimento che replicherà la settimana prossima), ha inviato delle carovane in giro nel Paese per reclutare militanti. I suoi libri sono bestseller, l'ultimo s'intitola "De la vertu", elogio della virtù in una République travolta dagli scandali.

Dopo aver abbandonato il partito socialista nel 2008, Mélenchon si era già presentato alle presidenziali nel 2012. Anche allora i sondaggi lo davano alto nei consensi, ma poi aveva ottenuto l'11%. Questa volta però tutto sembra diverso. Il candidato socialista Benoît Hamon paga il prezzo dei cinque anni di governo di François Hollande e delle divisioni della sinistra: potrebbe addirittura finire in quinta posizione. E Mélenchon cavalca il voto della rabbia, degli scontenti, come fa – in modo diverso – Le Pen. Il suo populismo di sinistra, ispirato a esperienze dell'America Latina (è sostenitore non pentito di Hugo Chavez), potrebbe insomma essere la novità di queste presidenziali. Comunque vada, Mélenchon potrebbe avere un ruolo da protagonista nella ricomposizione della gauche che rischia di esplodere dopo il voto.

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