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I nuovi orizzonti sulla legge elettorale e le possibili alleanze dopo il voto sembrano aver portato segnali di distensione nel centrosinistra. Matteo Renzi ha fatto il primo passo: «Qualcosa non è andato nella mia gestione del partito e quel qualcosa sono stato io. Troppi personalismi e poca attenzione a una sinistra che ho sottovalutato». Renzi ha poi detto che se avrà la fortuna di vincere le primarie porterà nel suo staff rappresentanti delle diverse correnti del partito, «persone che ho sempre ammirato e stimato», ha aggiunto.

Pierluigi Bersani, in un discorso invero privo di metafore derivate dalla vita di provincia, ha accolto con sorpresa e favore le parole dell’ex premier: «Sapevo che Matteo avrebbe maturato le qualità di un vero leader del centrosinistra. Qualità che ora che il Novecento volge al termine sono sempre più importanti in un partito radicato nella vita reale del nostro tempo. Da parte nostra ci sarà la massima collaborazione, visto che tutti quanti lavoriamo allo stesso obiettivo, facendo tutti parte a buon diritto della stessa famiglia». Dello stesso avviso Roberto Speranza, che è arrivato a promettere di esprimere un’idea autonoma dal suo capocorrente (chiunque egli o ella sarà in futuro) nel giro di un anno o al massimo due.

«Questo è lo spirito di coesione e serena condivisione che abbiamo sempre sognato per il Partito Democratico – ha chiosato Massimo D’Alema –, è importante veleggiare tutti nella stessa direzione, non importa chi sia a tenere il timone tra le mani, disciamo. Da parte mia, posso dire che farò il massimo per portare acqua al mulino comune, senza passare le giornate a imporre la mia figura di più intelligente e influente di tutti alla ricerca di esser riconosciuto come il più intelligente e influente di tutti».

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