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BRUXELLES – Si è lavorato tutta la notte per trovare un accordo sulla Brexit. E alla fine è arrivato. Lo ha annunciato il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker dopo l'incontro di prima mattina con la premier britannica Theresa May a Bruxelles. "È stato un negoziato difficile, ma ora abbiamo una prima svolta, sono soddisfatto dell'accordo equo che abbiamo raggiunto con la Gran Bretagna", ha dichiarato Juncker, che ha sottolineato che è giunto ora il momento di "guardare al futuro in cui la Gran Bretagna è un amico e un alleato", con un "periodo di transizione", ma "faremo un passo dopo l'altro". "Ora ci stiamo tutti muovendo verso la seconda fase sulla base di una fiducia rinnovata".

"Abbiamo lavorato duro" per arrivare a un accordo sulla Brexit, "non è stato facile per entrambe le parti", ma ora ci siamo, è stato il commento di May, che ha assicurato che quello raggiunto rappresenta "un miglioramento significativo" rispetto a quanto era stato concordato lunedì scorso ed "è nel migliore interesse del Regno Unito".

L'accordo stretto tra Ue e Gran Bretagna, che sarà sottoposto al vertice Ue del 14-15 dicembre, "garantisce i diritti di oltre 3 milioni di cittadini Ue che vivono in Gran Bretagna", a cui "si applicherà il diritto britannico in corti britanniche", ha spigato May. Per quanto riguarda il 'conto' del divorzio, è "un'intesa equa per i contribuenti britannici che consentirà di investire di più nelle priorità nazionali". La Gran Bretagna, inoltre, si è impegnata a "evitare che sia eretta una frontiera fisica" tra Irlanda e Irlanda del Nord.

• VERTICE ALL'ALBA
Le discussioni sono andate avanti ad oltranza tutta la notte e alle 7 è iniziato un incontro tra i leader Ue guidati da Jean-Claude Juncker e Theresa May. Il premier è decollato nella notte da Londra con il segretario alla Brexit David Davis. Sul tavolo c'erano le ultime formalità per definire l'uscita del Regno Unito dall'Unione.

pic.twitter.com/GsNCrVhQXZ— Martin Selmayr (@MartinSelmayr) December 8, 2017Che un accordo fosse vicino si era capito anche dal fatto che Martin Selmayr, il capo di gabinetto del presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, in mattinata ha postato sul proprio profilo Twitter un comignolo da cui sbuca una fumata bianca, come per l'elezione di un Papa.

• I TERMINI DELL'ACCORDO
Il Financial Times definisce quello raggiunto "un accordo storico" sulla cornice della Brexit. Londra è chiamata a sborsare dai 40 ai 60 miliardi di euro e a garantire diritti speciali per 4 milioni di europei. L'intesa, scrive FT, apre la strada ai negoziati commerciali. Il premier britannico e il presidente della Commissione europea hanno siglato un documento di 15 pagine che fa il punto della situazione e indica ai negoziatori il percorso per una seconda fase di colloqui.

• MAY IN DIFFICOLTA'
Per la May il momento è difficile. Circondata da tutti i lati, il primo ministro deve provare a far quadrare un cerchio poco malleabile sia in seno alla risicata maggioranza che ne sostiene il governo (dove pesa l'atteggiamento rigido del partitino unionista del Dup sul decisivo quanto spinoso dossier irlandese); sia soprattutto in seno al Partito Conservatore, diviso fra 'pragmatici' ed euroscettici 'duri e puri'. I primi allineano un'avanguardia di 19 deputati euro-moderati che la sollecitano in queste ore a non farsi imporre la linea dai falchi e ad accettare un compromesso con Bruxelles. Mentre nella corrente avversa vi sono almeno una trentina di ultrà pronti a far saltare il banco di fronte 'concessioni' eccessive. Ed entrambi i gruppi hanno i numeri per essere determinanti.

Come se non bastasse, May ha aperto un polemica pure con Philip Hammond, capofila delle colombe nell'esecutivo, smentendo – quanto meno come prematuro – il calcolo fatto dal cancelliere dello Scacchiere e ripreso dal Times stando al quale il Regno Unito sarà costretto a pagare "40 miliardi di sterline" anche nel caso di un'uscita finale 'no deal' dall'Ue.

Mentre sulla trincea opposta il capo del Foreign Office, Boris Johnson, torna a parlare da 'brexiteer', in modalità comizio, tanto sul conto del divorzio (dichiarando di non essere pentito d'aver mandato a quel paese Bruxelles quando temeva "un'estorsione" da 80-100 miliardi di sterline) quanto sulla necessità d'escludere qualsiasi intesa non consentisse all'isola di "riprendere il controllo dei suoi confini, delle sue leggi, del suo denaro".

Alla Camera dei Lord c'è chi, specialmente dai banchi laburisti, inizia addirittura a far congetture su un rinvio della scadenza della Brexit in quanto tale. fissata il mese passato da Theresa May per le 23 del 29 marzo 2019, con orario ferreo. Ma senza considerare che da qui ad allora a Downing Street 10 ci potrebbe essere qualcun altro.

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