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Si è lavorato tutta la notte per trovare un accordo sulla Brexit: le discussioni sono andate avanti ad oltranza ed alle 7 è atteso un incontro tra i leader Ue guidati da Jean-Claude Juncker e Theresa May. Il premier è decollato nella notte da Londra con il segretario alla Brexit David Davis. Sul tavolo le ultime formalità per definire l'uscita del Regno Unito dall'Unione

Per la May sono momenti difficili. Circondata da tutti i lati, il primo ministro deve provare a far quadrare un cerchio poco malleabile sia in seno alla risicata maggioranza che ne sostiene il governo (dove pesa l'atteggiamento rigido del partitino unionista del Dup sul decisivo quanto spinoso dossier irlandese); sia soprattutto in seno al Partito Conservatore, diviso fra 'pragmatici' ed euroscettici 'duri e puri'. I primi allineano un'avanguardia di 19 deputati euro-moderati che la sollecitano in queste ore a non farsi imporre la linea dai falchi e ad accettare un compromesso con Bruxelles. Mentre nella corrente avversa vi sono almeno una trentina di ultrà pronti a far saltare il banco di fronte 'concessioni' eccessive. Ed entrambi i gruppi hanno i numeri per essere determinanti.

Come se non bastasse, May ha aperto un polemica pure con Philip Hammond, capofila delle colombe nell'esecutivo, smentendo – quanto meno come prematuro – il calcolo fatto dal cancelliere dello Scacchiere e ripreso dal Times stando al quale il Regno Unito sarà costretto a pagare "40 miliardi di sterline" anche nel caso di un'uscita finale 'no deal' dall'Ue.

Mentre sulla trincea opposta il capo del Foreign Office, Boris Johnson, torna a parlare da 'brexiteer', in modalità comizio, tanto sul conto del divorzio (dichiarando di non essere pentito d'aver mandato a quel paese Bruxelles quando temeva "un'estorsione" da 80-100 miliardi di sterline) quanto sulla necessità d'escludere qualsiasi intesa non consentisse all'isola di "riprendere il controllo dei suoi confini, delle sue leggi, del suo denaro".

Il premier irlandese, Leo Varadkar, si dice comunque convinto da Dublino che una nuova proposta della May sia in arrivo, pur ipotizzando ormai uno slittamento dello showdown a gennaio.

Mentre alla Camera dei Lord c'è chi, specialmente dai banchi laburisti, inizia addirittura a far congetture su un rinvio della scadenza della Brexit in quanto tale. Fissata il mese passato da Theresa May per le 23 del 29 marzo 2019, con orario ferreo. Ma senza considerare che da qui ad allora a Downing Street 10 ci potrebbe essere qualcun altro.

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