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C'è l'accordo sulla Brexit. Lo ha annunciato il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker dopo l'incontro con la premier britannica Theresa May a Bruxelles. «È stato un negoziato difficile, ma ora abbiamo una prima svolta, sono soddisfatto dell'accordo equo che abbiamo raggiunto con la Gran Bretagna», ha dichiarato Juncker. Dopo l'annuncio la sterlina vola ai massimi da sei mesi sull'euro: dopo un calo iniziale, la moneta britannica ha invertito rotta e si è apprezzata a 0,8712 per euro, il livello più alto da giugno scorso. Rispetto al dollaro la sterlina si è apprezzata dello 0,5% a 1,35.

È giunto ora il momento di «guardare al futuro in cui la Gran Bretagna è un amico e un alleato», con un «periodo di transizione», ma «faremo un passo dopo l'altro», ha dichiarato Juncker, sottolineando che «ora ci stiamo tutti muovendo verso la seconda fase» e questo «sulla base di una fiducia rinnovata».

«Abbiamo lavorato duro» per arrivare a un accordo sulla Brexit, «non è stato facile per entrambe le parti», ma ora ci siamo, ha commentato May. L'accordo stretto tra Ue e Gran Bretagna «garantisce i diritti di oltre 3 milioni di cittadini Ue che vivono in Gran Bretagna», a cui «si applicherà il diritto britannico in corti britanniche». Per quanto riguarda il conto del divorzio, «un'intesa equa per i contribuenti britannici che consentirà di investire di più nelle priorità nazionali».

La Commissione Ue raccomanda al Consiglio europeo a 27 di dichiarare che è stato fatto «progresso sufficiente» sui diritti dei cittadini, il conto del divorzio e la questione irlandese nella prima fase dei negoziati dell'articolo 50 sulla Brexit. Ora spetta al vertice a 27 del 15 dicembre decidere se così è, per dare il via libera alla seconda fase dei negoziati sulle relazioni future dell'Ue con la Gran Bretagna, comunica la Commissione Ue in una nota.

La Commissione – si legge ancora – ritiene che siano stati compiuti progressi sufficienti su ciascuno dei tre temi prioritari indicati negli orientamenti del Consiglio europeo del 29 aprile 2017: diritti dei cittadini, dialogo su Irlanda/Irlanda del Nord e liquidazione finanziaria. Il negoziatore della Commissione ha assicurato che i cittadini dell'UE che vivono nel Regno Unito saranno tutelati nella loro scelta di vita: anche dopo l'uscita del Regno Unito dall'Unione, i cittadini dell'UE che vivono in tale paese e i cittadini britannici che vivono nell'UE a 27 manterranno gli stessi diritti. La Commissione si è altresì accertata che le procedure amministrative siano poco onerose finanziariamente e semplici per i cittadini dell'UE nel Regno Unito. Riguardo alla liquidazione finanziaria, il Regno Unito ha convenuto che gli impegni assunti dall'UE a 28 saranno onorati dall'UE a 28, Regno Unito compreso. Quanto all'Irlanda, la Gran Bretagna si è impegnata a «evitare che sia eretta una frontiera fisica» tra Irlanda e Irlanda del Nord.

Ora è giunto il momento di «iniziare i negoziati sul periodo di transizione» per la Brexit, che la Gran Bretagna «ha chiesto di due anni in cui vuole rimanere membro dell'Unione doganale e del mercato interno, ma questo alle nostre condizioni». E «vogliamo anche iniziare a discutere sulle future relazioni tra Ue e Gran Bretagna». Così il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk dopo l'incontro con la premier britannica. Tusk raccomanderà l'adozione ai 27 del «progresso sufficiente» sulla prima fase.

Se Londra vuole restare nel mercato unico e nell'Unione doganale per altri due anni dallo scattare della Brexit nel marzo 2019, dovrà rispettare una serie di condizioni fissate dall'Ue. Queste sono, ha elencato Tusk: il rispetto di tutta la legislazione europea incluse le nuove misure, il rispetto degli impegni finanziari che implica la permanenza transitoria, la supervisione giuridica Ue e tutti gli obblighi a questa relativi, mentre l'Ue continuerà il suo processo decisionale e legislativo senza il Regno Unito a cui questo dovrà adeguarsi durante tutto il periodo transitorio.

«Dobbiamo cominciare a discuterne il prima possibile», ha sottolineato Tusk. Per quanto riguarda le relazioni future, invece, ha avvertito il presidente Ue, «abbiamo bisogno di più chiarezza di cosa succederà quanto la Gran Bretagna lascerà il mercato unico e l'Unione doganale, per questo dobbiamo iniziare subito le discussioni esplorative». Le nuove relazioni per Tusk non dovranno limitarsi solo a quelle commerciali ma anche a sicurezza, difesa, politica estera, lotta al terrorismo e alla criminalità, su cui «il Consiglio dovrà adottare nuove linee guida all'inizio dell'anno prossimo» per condurre la seconda fase dei negoziati.

Una «buona notizia per i cittadini», è il commento del presidente dell'Europarlamento Antonio Tajani. «Il Parlamento presenterà una risoluzione con la sua posizione mercoledì prossimo, prima del vertice Ue», ha aggiunto. «Andremo avanti con spirito costruttivo lavorando per il nostro comune futuro». Al termine dell'incontro avuto a Nicosia con il presidente cipriota Nicos Anastasiades, Tajani ha sottolineato che l'intesa raggiunta sulla Brexit «è una buona base per arrivare alla stesura del futuro trattato» sull'uscita della Gran Bretagna dall'Ue. «Abbiamo superato un primo scoglio, ora bisognerà ancora lavorare in maniera molto intensa», ha detto il presidente dell'Europarlamento.

Ma «se il buon giorno si vede dal mattino – ha poi aggiunto – sono abbastanza ottimista sul futuro». In ogni caso è «importante», ha evidenziato ancora Tajani, che le istituzioni europee e i Paesi Ue «si siano mostrati uniti» in un negoziato così difficile e delicato. Fin da oggi il Parlamento europeo sarà al lavoro per preparare il testo della risoluzione sulla Brexit che sarà sottoposta all'esame dell'aula di Strasburgo mercoledì prossimo e che il giorno dopo Tajani presenterà al vertice Ue in programma a Bruxelles.

Netta e fuori dal coro la condanna dell'accordo di Bruxelles di Nigel Farage, il tribuno euroscettico britannico che già promette battaglia «alle prossime elezioni politiche»: «Questa non è la Brexit, non abbiamo votato per lasciare l'Ue mentre la premier concede giurisdizione a una corte straniera per molti anni a venire». Per Farage, l'intesa serve solo a salvare la poltrona di Theresa May, che porterà il Paese verso «una nuova tappa dell'umiliazione». E di fatto rinvia «la Brexit almeno fino al 2021», dopo la possibile transizione.

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