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George Degiorgio è sul suo cabinato al largo di Grand Harbour poco prima delle 15:00 del 16 ottobre, quando si rende conto che cellulare dal quale avrebbe dovuto inviare SMS con l’ordine di uccidere Daphne Caruana Galizia non ha credito. Così decide di utilizzare il suo telefonino per chiamare un amico che lavora in una compagnia telefonica per chiedergli di ricaricare un altro telefono con 5 € di credito. Il secondo telefono era quello con cui Degiorgio ha mandato verso le 15:00 l'SMS con l’ordine di far detonare la bomba che poi ha ucciso Daphne. La Repubblica riferisce che il telefono cellulare dal quale è stato inviato l'SMS è stato ritrovato nel mare di Marsa, vicino a un capannone, lo stesso dove sono stati arrestati Degiorgio e gli altri due accusati di complicità con il crimine.

Dopo l’esplosione dell’ordigno, verso le 15.30, Degiorgio avrebbe mandato un SMS dal suo telefono personale a sua moglie chiedendole di aprire “una bottiglia di vino per me, piccola". Fonti vicine molto vicine all'indagine hanno anche confermato che gli assassini che hanno usato sofisticate apparecchiature elettroniche per aprire l'auto di Caruana Galizia aggirando il sistema di chiusura centralizzata. La bomba è stata piazzata sotto il sedile della cronista intorno alle 2 del mattino del 16 ottobre, senza lasciare tracce di effrazione. Si pensa che a seguire i movimenti della giornalista sia stato Alfred Degiorgio, fratello di George.

Gli inquirenti sono convinti che uno dei tre, tutti noti criminali comuni, abbia azionato l'ordigno piazzato sull'auto della giornalista inviando un sms da un motoscafo, dopo aver ricevuto il via libera dagli altri due nascosti nei pressi dell'abitazione della donna, celebre per il suo contributo ai Panama Papers e per aver denunciato affari poco chiari di alcuni politici maltesi. L'uomo che avrebbe azionato la bomba è George Degiorgio, conosciuto negli ambienti della mala con il nomignolo di Ic-Ciniz, mentre il fratello Alfred avrebbe fatto da 'palo' assieme al terzo incriminato, Vince Muscat. I tre uomini, già noti alla giustizia maltese, erano stati arrestati con altri 7 in un'operazione condotta all'alba di lunedì. Ieri alle 22:00 circa sono stati scortati davanti al giudice che gli ha notificato le incriminazioni e anche l'accusa di possesso di materiali per la costruzione di ordigni, armi e cospirazione. I tre si sono dichiarati non colpevoli ma restano in carcere.

Gli inquirenti hanno sequestrato il motoscafo, stanno compiendo analisi sul Dna e gli strumenti per la geo-posizione. Tutti e tre si sono dichiarati innocenti. Allo stato attuale, non è trapelato nulla sui possibili mandanti né sulle eventuali motivazioni che avrebbero spinto i tre criminali a uccidere la giornalista. La corte ha assegnato ai tre dei difensori d'ufficio, che hanno già contestato la misura cautelare affermando che è stata redatta 36 ore dopo il loro arresto. La corte ha respinto la richiesta di annullamento. A quanto si apprende, gli investigatori li hanno tenuti sotto controllo con le intercettazioni telefoniche, e hanno triangolato il numero utilizzato per attivare la bomba.

Alle indagini partecipano anche agenti dell'Fbi e di Europol. Il governo maltese ha offerto una taglia da 1 milione di euro a chiunque fornisse informazioni sul caso, considerato "di straordinaria importanza". Le luci della ribalta per la giornalista erano arrivate nel 2016 con i Panama Papers. Spulciando tra le carte, Galizia scoprì che due compagnie off-shore erano intestate al ministro dell'Energia maltese Konrad Mizzi e al capo dello staff del premier, Keith Schembri. All'epoca dell'inchiesta, Galizia venne denominata "una donna Wikileaks" da Politico, che l'aveva inserita tra le 28 personalità che "stanno agitando l'Europa”.

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