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Il leader di Hamas, Ismail Haniyeh, ha invitato i palestinesi a cominciare da domani la terza Intifada contro Israele, come risposta alla decisione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump che mercoledì ha riconosciuto Gerusalemme come capitale d’Israele. «Domani venerdì 8 dicembre sarà il giorno dell’ira e l’inizio di una nuova intifada chiamata “la liberazione di Gerusalemme”», ha detto il leader del Politburo del movimento islamista, incontrando la stampa a Gaza.

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Haniyeh ha invocato «un’intifada popolare globale, proprio come ha fatto il nostro popolo a Gerusalemme» (il riferimento è all’ondata di proteste all’inizio di quest’anno contro i cambiamenti dello status quo per la Spianata della Moschea di al-Aqsa, il Monte del Tempio per il ebrei). Ha esortato tutte le fazioni palestinesi a mettere da parte le loro divergenze per una strategia congiunta contro Israele e gli Stati Uniti. Ha osservato che 30 anni fa, il 9 dicembre 1987, prese le mosse da Gaza la prima Intifada, ossia la rivolta delle pietre.

Haniyeh ha anche lanciato un nuovo appello ad al-Fatah affinché esca «dal tunnel degli accordi di Oslo», cessi la cooperazione di sicurezza con Israele e cementi la riconciliazione e la unità nazionale palestinese. In primo luogo l’Anp di Abu Mazen dovrà annullare le sanzioni economiche inflitte alla Striscia nei mesi passati, ha rilevato il leader di Hamas.

Netanyahu: Molte nazioni imiteranno Usa

“Molti” Paesi seguiranno gli Stati Uniti nel riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele, i contatti sono già in corso. Lo ha dichiarato il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, parlando al ministero degli Esteri del suo Paese. Ha anche aggiunto che alcune nazioni potrebbero spostare le loro ambasciate da Tel Aviv, come Washington ha annunciato farà.

«Vorrei annunciare che siamo già in contatto con altri Paesi che faranno un riconoscimento simile», ha detto Netanyahu. «Non ho dubbi che quando l’ambasciata americana si sposterà a Gerusalemme, se non prima, ci sarà il trasferimento di molte ambasciate a Gerusalemme. È arrivato il momento», ha proseguito ancora il premier.

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