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Pubblicato il: 15/11/2017 11:17

Scatta domani il primo 'tax day' di novembre. Mese, quest’ultimo, notoriamente caratterizzato da un’elevatissima concentrazione di pagamenti molto onerosi a favore dell’erario. Importi che non hanno eguali nel resto dell’anno: tra l’Iva, le ritenute dei dipendenti e dei collaboratori, l’addizionale regionale e comunale Irpef, le ritenute dei lavoratori autonomi e quelle sui bonifici, il fisco incasserà 26,5 miliardi. Altri 28,5 miliardi dovranno essere versati entro giovedì 30 novembre. Ad evidenziarlo in una nota è la Cgia di Mestre.

In linea puramente teorica, sottolinea Paolo Zabeo coordinatore dell’Ufficio Studi Cgia, "quest’anno ogni italiano, dal neonato all’ultracentenario, pagherà mediamente 8mila euro di imposte e tasse allo Stato, importo che sale a quasi 12mila euro se si considerano anche i contributi previdenziali. E la serie storica indica che negli ultimi 20 anni le entrate tributarie nelle casse dello Stato sono aumentate di oltre 80 punti percentuali, quasi il doppio dell’inflazione che, nello stesso periodo, è salita del 41 per cento".

L’imposta più "impegnativa" da onorare entro domani è il versamento dell’Iva che ai lavoratori autonomi e alle imprese costerà 13 miliardi di euro, mentre i collaboratori e i lavoratori dipendenti, attraverso i rispettivi datori di lavoro, "daranno" al fisco ritenute per un importo di 10,9 miliardi di euro.

Le ritenute Irpef dei lavoratori autonomi e l’addizionale regionale Irpef "peseranno" in ognuno dei due casi per 1 miliardo di euro, mentre l’addizionale comunale Irpef e le ritenute dei bonifici per le detrazioni Irpef "dreneranno", rispettivamente, 400 e 163 milioni di euro.

Oltre a ridurre il peso delle tasse, conclude Paolo Zabeo, "è necessario diminuire anche il numero degli adempimenti fiscali che, invece, continua ad aumentare e costituisce un grosso problema per moltissime aziende. Non dobbiamo dimenticare che i più penalizzati da questa situazione, così come avviene per le tasse, sono le piccole e piccolissime imprese che, a differenza delle realtà più strutturate, non dispongono di una organizzazione amministrativa in grado di farsi carico autonomamente di tutte queste incombenze".

La conferma che in Italia il peso delle tasse è troppo eccessivo emerge anche dal confronto sul 'tax freedom day' dei principali Paesi Ue. Nel 2016, infatti, in Italia le famiglie e le imprese hanno idealmente terminato di onorare il fisco il 3 giugno, praticamente dopo 154 giorni di lavoro. Rispetto a noi, in Germania la 'liberazione' è avvenuta 7 giorni prima (27 maggio), nel Regno Unito hanno festeggiato con 27 giorni di anticipo (7 maggio) e in Spagna quasi un mese prima (6 maggio). Solo in Francia la situazione è peggiore della nostra: nel 2016 il giorno di liberazione fiscale è 'scoccato' il 24 giugno, 21 giorni dopo il nostro. Va altresì sottolineato che per onorare il pagamento di imposte, tasse, tributi e contributi previdenziali, nel 2016 i contribuenti italiani hanno lavorato 1 giorno in meno rispetto al 2015. Se, invece, il confronto si effettua con il 1980, 36 anni fa il 'tax freedom day' è scattato ben 39 giorni prima.

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