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Nessun responsabile. Tutti assolti o archiviati in fase d'indagine. L'infinita vicenda delle paratie sul lungolago di Como – il "piccolo Mose" come era stata definita l'opera – finisce in un nulla di fatto da parte della Corte dei Conti, che era stata chiamata a giudicare se due dirigenti del Comune di Como avessero causato un danno erariale di quasi 3 milioni di euro alle casse pubbliche "per l'inutile protrazione dei lavori per la progettazione e la costruzione delle paratie antiesondazione", come da accusa della procura contabile.

LA STORIA INFINITA DEL MINI-MOSE DI COMO

Con una sentenza appena pubblicata la sezione giurisdizionale della Lombardia stabilisce la sostanziale innocenza dei due dipendenti pubblici, che nel frattempo hanno anche in corso un processo penale e amministrativo per gli stessi fatti. Spiegando, però, che la loro condotta è stata causata anche da una "gestione dell'appalto con un approccio disordinato, poco coerente e a volte addirittura ambiguo" messo in atto da tutti i soggetti pubblici coinvolti, ovvero dalla Regione, dal Comune, dalla Soprintendenza e dalla Conferenza dei servizi che, di fatto, hanno condizionato pesantemente l'andamento dei lavori, causando ripetuti stop e decisioni persino contrastanti, anche sulla base delle proteste dei comaschi per il cosiddetto "muro dello scandalo".

Lago di Como, la passeggiata della vergogna lungo il cantiere: scattano gli arrestiArticolo Originale

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