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Sul palcoscenico del “Russiagate” torna Donald Trump Jr – il figlio primogenito del presidente Usa Donald Trump già nella bufera per aver tenuto un incontro con una avvocatessa russa durante la campagna elettorale – che adesso deve dare conto di contatti e scambi di messaggi con Wikileaks, la “rete” fondata da Julian Assange e che aveva diffuso le mail del partito democratico hackerate dai russi.

È il magazine The Atlantic a rivelare il “canale di comunicazione” diretto fra Donald Jr e Wikileaks. Che il figlio del presidente si è affrettato a confermare, pubblicando subito gli scambi su Twitter. Memore forse dell’esperienza precedente – le rivelazioni sull’incontro alla Trump Tower con l’avvocatessa russa nel giugno 2016, in piena campagna elettorale – che tanti grattacapi ha generato, oltre all’interesse delle commissioni al Congresso che guidano l’inchiesta sui presunti contatti dell’entourage di Trump con rappresentanti russi. E al Congresso allora Donald Jr sferra un velato attacco, accusandolo di aver fatto trapelare i documenti riservati. Sta di fatto che Wikileaks ha più volte contattato Trump Jr durante la campagna elettorale, e quest’ultimo ha risposto in alcune occasioni. Una volta Trump Jr ha twittato un link con alcune email dopo che Wikileaks gli aveva chiesto di farlo. Un’altra volta Wikileaks ha scritto di essere contenta di essere nominata da Donald Trump durante la campagna: pochi minuti dopo il presidente aveva twittato sull’organizzazione di Julian Assange.

I democratici chiedono spiegazioni e sollecitano affinché Trump Jr venga sentito direttamente circa i suoi contatti con Wikileaks, nell’ambito delle indagini sul Russiagate.

Oggi invece protagonista di una testimonianza fiume è stato il ministro della Giustizia Jeff Sessions che, sottoposto al fuoco di fila di domande della commissione Giustizia, ha confermato la sua posizione già esposta in aula sui contatti con i russi, difendendosi dalle accuse di aver mentito in precedenti testimonianze soprattutto dopo che nelle scorse settimane è emerso il ruolo di George Papadopolous, giovane consigliere volontario della campagna di Trump che ha ammesso di aver mentito all’Fbi e sta adesso collaborando con gli inquirenti. In particolare la figura di Papadopolous emerge nell’ambito di una riunione in cui questo avrebbe suggerito di organizzare un incontro fra l’allora candidato Donald Trump e il presidente russo Vladimir Putin. Riunione a cui era presente Sessions ma a cui l’Attorney General non aveva fatto riferimento. Adesso spiega il perché dell’omissione: lavorare alla campagna di Trump, pure se esperienza esaltante «era un caos», e per questo Papadopolous non gli era venuto in mente, ricordandolo «soltanto dopo che è emerso nei media». E si difende: «Ho sempre detto la verità» sui contatti con i russi, afferma, «Respingo le accuse di aver mentito».

Intanto il Dipartimento di Giustizia sta valutando la nomina di un secondo procuratore generale oltre a Robert Mueller per indagare su temi che preoccupano i repubblicani, incluse eventuali violazioni della Fondazione Clinton e la vendita di una società di uranio alla Russia nel 2010, quando Hillary Clinton era segretario di Stato. Sessions ha chiesto ad alcuni procuratori del Dipartimento di cominciare ad approfondire per capire se ci siano i termini per un’inchiesta, e alla Camera oggi pur cauto ha confermato che una decisione a riguardo arriverà presto.

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