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ROMA. "Cosa penso della vicenda Weinstein? Penso il peggio", dice battagliera e sorridente Lina Wertmüller. Novant'anni il prossimo agosto, nella sua carriera lunga cinquantun anni e trentadue film, la regista e sceneggiatrice è stata apprezzata anche a Hollywood, dove è riuscita a entrare nella storia: la prima donna ad essere stata candidata all'Oscar come regista con il film Pasqualino Settebellezze, nel 1977. Anche Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto raggiunse una grande popolarità, tanto da diventare oggetto di un recente quanto infelice remake con protagonista Madonna. La regista ci riceve in vestaglia da camera rosso fuoco, sdraiata sul divano della sua bella casa a un passo da piazza del Popolo.

Signora Wertmüller, si spieghi.
"Penso che sia semplicemente tremendo il fatto che un produttore approfitti della sua posizione di potere per sopraffare un'attrice. Trovo che sia altrettanto sgradevole se ad esercitare la pressione sia una donna, ma di donne di potere a Hollywood ce ne sono decisamente meno".

Qualcuno pensa che se una donna accetta di andare in un albergo e qualcuno le chiede un massaggio poi si può immaginare quel che succederà.
"Non è vero, non è assolutamente vero. Spesso non è così semplice e diretto, ma molto più complesso. Poi certo si arriva a un punto in cui la richiesta o l'avance è diretta. E allora bisogna reagire".

In molti si chiedono perché le attrici stiano parlando soltanto ora.
"Ogni situazione è diversa dalle altre, è difficile dare un giudizio sereno. È comprensibile che abbiano avuto paura, e che abbiano trovato la forza soltanto ora. Solidarizzo con Asia Argento per quello che le è capitato. Certamente fa parte della tradizione che il cinema si porta sempre dietro, la presenza di quei giochi di potere che possono spaventare una giovane attrice, che pensa: "Se parlo, poi non lavoro più". Questo è il problema".

A lei è mai capitato di ricevere attenzioni indesiderate o richieste di qualche tipo?
"Con il carattere che mi ritrovo? Certo che no".

È anche una questione di carattere?
"Sì. Gli uomini di potere tendono ad approfittarsene, ma dipende anche dalla forza delle donne. Dire no, non è facile, ma da lì si vede anche chi sei: voglio dire che ognuno di noi è anche vittima del proprio carattere. E così capisco, certo, chi si spaventa. Ma dico anche che bisogna avere la forza di denunciare. Per due motivi. Per spaventare il molestatore e perché non succeda ancora ad altre donne".

Hollywood è un sistema che si fonda sul potere maschile.
"Sì, ma sono tanti i sistemi ancora in mano ai maschi, perché sono loro che tengono ancora le fila nei luoghi di potere. Però le donne stanno crescendo molto anche a Hollywood, mi pare. E mi fa piacere questa grande solidarietà che tante donne, famose e non, stanno dimostrando pubblicamente nei confronti di chi ha avuto la forza di parlare ed esporsi in prima persona in questa vicenda. Penso che ne vedremo delle belle".

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