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Dopo giorni, anzi mesi di dichiarazioni e tweet lanciati contro “il peggior accordo della storia” per gli interessi americani, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, rivelerà oggi la sua mossa sull'intesa con Teheran sul nucleare. Probabilmente “decertificherà” l’accordo JCPOA fra Usa, Russia, Cina, Francia, Germania, Gran Bretagna e appunto Iran. E’ l’accordo del 2015 che rimuove le sanzioni all’Iran in cambio di un blocco per dieci anni del suo programma nucleare.
Che cosa significa “decertificare”? Ogni 90 giorni la Casa Bianca deve riferire al Congresso e confermare che l’Iran rispetta l’accordo e che l’intesa continua a essere negli interessi Usa. Il presidente quindi non si ritirerà del tutto dall’intesa, ma lascerà al Congresso Usa la decisione sul da farsi. Parallelamente però la Casa Bianca prepara nuove sanzioni nazionali contro l’Iran, questa volta contro tutto il corpo del Pasdaran, l’esercito potentissimo della Guardie della rivoluzione.
Trump doveva confermare la certificazione entro domenica 15 ottobre, rispettando una legge votata dal Congresso. Dopo la firma del JCPOA del 2015 il Congresso ha infatti approvato lo “Iran Nuclear Agreeement review act” (Inara), una legge nazionale per assicurarsi che le Camere Usa avessero sempre potere di verifica sul JCPOA.
L’Inara prevede che ogni 90 giorni il presidente “certifichi” che l’Iran rispetta l’accordo, che non c’è una ripresa clandestina delle attività nucleari, che c’è una piena implementazione dell’intesa. Già questo fatto, ovvero certificare ogni 90 giorni che l’accordo firmato dal Barack Obama era rispettato, rendeva furioso Trump. Ci sono poi l’ostilità politica totale di Trump all’Iran, e le sue premesse in campagna elettorale che avrebbe cancellato la scelta di Obama. Ma far saltare completamente l’accordo potrebbe convincere gli iraniani a riprendere rapidamente il programma nucleare, e questa volta gli Usa non avrebbero la forza di trovare alleati per imporre nuove sanzioni contro il nucleare.
Trump quindi non cancella del tutto l’accordo di Obama, ma lo “decertifica” perché dice che non risponde più agli interessi americani, innescando un confuso processo di revisione. Trump individuerà quattro aree di attività iraniane che secondo lui sono contro gli interessi Usa: sono il programma missilistico iraniano, l’appoggio al presidente siriano Bashar Assad, l’appoggio al movimento Hezbollah in Libano e quello ad altri gruppi considerati terroristici nella regione.

Come reagirà l’Iran?
Il presidente Rouhani, il ministro Zarif e gli altri leader iraniani hanno già annunciato che non hanno nessuna intenzione di rinegoziare l’accordo. «Se l’America straccia l’accordo siamo pronti a ripartire con la ricerca nucleare in pochi giorni», ha detto un mese fa il presidente. Per gli Usa il problema più serio è che anche Russia, Cina e soprattutto l’Unione Europea non vedono nessun motivo per far saltare l'intesa. Se così davvero fosse, l’Iran potrebbe continuare a rispettarlo se appunto Unione Europea, Russia e Cina manterranno la loro parola. Creando di fatto una situazione di incredibile isolamento degli Stati Uniti.
Un elemento che potrebbe far saltare questo trionfo della realpolitik sarebbero le sanzioni di Trump ai “pasdaran”, le guardie della rivoluzione. Trump si prepara a definirle “organizzazione terroristica”, e come ha detto il capo dei pasdaran, il generale Alì Jafari, “se noi verremo definiti terroristi, gli Stati Uniti saranno una organizzazione terroristica, con tutto quel che ne consegue”.
La sostanza del discorso di Trump ieri sera è stata annunciata dal segretario di Stato,Rex Tillerson, ai ministri degli Esteri di Russia, Cina, Francia e Gran Bretagna. Che hanno fatto di tutto per convincere la il segretario di Stato a frenare il suo presidente. Ma tutti sanno quanto siano tesi i rapporti fra Trump e alcuni suoi ministri, Tillerson in particolare.

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