CONDIVIDI

"Ma quando mai si è vista una legge elettorale che passa con tutti questi voti e con il voto segreto…”. E ‘piacevolmente stupito Giacomo Portas, leader dei Moderati e, nonostante l’affetto per Bersani, rimasto saldamente nelle file del partito democratico. La legge elettorale che porta il nome di Ettore Rosato passa alle 21 e 20 minuti con un sonoro “evvai” lanciato dal lato sinistro dell'emiciclo (375 sì, 215 no, 590 votanti). Un successo su cui pochi avrebbero scommesso in questi due giorni di votazioni non stop, tre fiducie, due articoli della legge con una trentina di emendamenti, 160 ordini del giorno. Il patto a quattro, Pd-Fi-Lega e Ap ha sempre tenuto. Ma per due giorni in molti hanno scommesso sul voto segreto della votazione finale. E molti hanno lanciato appelli dentro e fuori l’aula sperando nei franchi tiratori. Che ci sono sempre. Figuriamoci per una legge elettorale a quattro mesi dal voto. Rosato, stanchissimo e quasi commosso, fa l’ultima conta e ne individua 30/35 in tutto, da sinistra e da destra. “Fisiologici, normali, è andata benissimo” è il commento in Transatlantico. Un numero su cui è difficile fare speculazioni. I 5 Stelle dicono che sono “almeno 60-70”. Se l’aula fosse stata al gran completo. Ma i votanti erano 590 su 630. Comunque numeri che sembrano facilitare il percorso al Senato dove la legge arriverà oggi stesso e potrebbe approdare in aula già il 24 ottobre.

Una recita a soggetto

La verità è che, al di là delle rispettive parti in commedia, sono tutti contenti. Questa legge elettorale accontenta tutti i partiti presenti in Parlamento. E più di tutti i 5 Stelle che ritrovano in un colpo solo, dopo mesi molto difficili, una piazza, la terna di punta Di Battista, Di Maio e Fico sfibrata da correnti e gelosie, le parole d’ordine e lo schema di gioco più facile: il popolo contro il palazzo, la casta e le élite. Una piazza, a Roma, che applaude persino la sindaca Virginia Raggi.

E’ vero che le nuove regole disegnano un Parlamento nominato per i due terzi. Ed è vero, quindi, che i cittadini non potranno scegliere veramente chi li dovrà rappresentare. Saranno le segreterie a decidere i candidati nei listini, bloccati e corti, del proporzionale (2/3). E anche quelli nei collegi maggioritari (232, cioè un terzo). Ma sarà poi comunque il voto degli elettori e la politica a decidere tutto il resto. Come succede in democrazia. E dato che sarebbe stato insopportabile e una resa del Parlamento andare a votare con quello che era rimasto dopo due sentenze della Consulta, ci si chiede se era possibile avere una legge migliore.

La risposta è sì, non ci sono dubbi. Ma il Parlamento nato dal voto del 2013 che ha consegnato il Paese alla sfida continua di tre poli dopo vent’anni di bipolarismo, non è stato capace di fare altro di diverso da questo. Mattarellum, primo testo Rosato, il tedesco: dal 4 dicembre 2016 sono stati fatti tre diversi tentativi. Tutti naufragati. Fino a ieri sera. E a guardare bene le facce dei parlamentari, tutti, anche quelle dei grillini reduci dalla maratona in piazza "contro la porcata della legge elettorale", nessuno sembra percorso da scoramento e senso di disperazione.

Le destre, i più contenti

Non c'è dubbio che Forza Italia e Lega siano, almeno sulla carta e con le proiezioni disponibili oggi, destinate a mettere le mani su parecchi collegi. Molti più di quelli attuali, circa 180 in tutto tra Camera e Senato. Il Cavaliere non ha mai disperato, dopo il drammatico 8 giugno quando fu affossato il 'tedesco', di rimettere in piedi un tavolo sulla legge elettorale. E di essere ancora una volta seduto per dare le carte. La correzione maggioritaria lo ha costretto a venire a più miti parole con l'alleato Salvini, a sua volta frenato nel ruolo del populista-sovranista. Il resto lo dicono le facce in Transatlantico ("qui alla Camera dovremmo essere tutti ricandidati"), la compattezza nelle votazioni, le parole del capogruppo Renato Brunetta nell'ultima dichiarazione di voto: "Noi siamo convintamente a favore di questa legge che, scontentando un po' tutti, finisce per essere la migliore possibile. È un compromesso accettabile, più adatto ad una situazione tripolare". Parliamoci chiaro: nessuno di loro è Mr o Mrs preferenza. Ma tranne quella quindicina (i franchi tiratori lato centrodestra) sicura di non essere ricandidata, tutti gli altri possono già scrivere il proprio nome tra gli eletti della 18^ legislatura. Hanno votato contro Meloni e La Russa, Fratelli d'Italia. Ma è l'ultimo litigio prima della coalizione.

Il cubo di Rubik

È quello che cercano di risolvere i deputati riuniti a piccoli gruppi tra i corridoi e i cortili della Camera nelle lunghe attese di queste due giornate. Solo che non si tratta del vero cubo ma delle simulazioni dei vari collegi. Cercano di immaginare il proprio destino: nella prossima legislatura, dentro o fuori? C'è chi ha capito di più, almeno crede, e lo spiega agli altri. Chi invece è in cerca di spiegazioni. La scenetta è frequente soprattutto tra i deputati dei piccoli partiti, a cominciare da Ap, che hanno aderito al tavolo della legge ma solo perché non avevano alternativa. In una panchina in cortile è quasi sera quando due deputati ragionano amaramente di "14 seggi" quello che dovrebbero scattare per il loro partito.

Anche dalle parti del Pd la scena è abbastanza frequente, segno che la legge Rosato non è un abito tagliato e cucito su misura. Per nessuno. Neppure per il Pd. In questo caso, più che ad una questione di numeri, i timori sono legati alle scelte che farà il segretario. Sarà Matteo Renzi lui a decidere la composizione delle liste e i capilista. E per questo nessuno, o molto pochi, si sente garantito. È anche per questo che per tutto il giorno il timore dei franchi tiratoti più che a destra guarda al centro e a sinistra. "Abbiamo iniziato la legislatura dicendo che dovevamo fare la legge elettorale. E ora dobbiamo farla, non c'è più tempo" attacca Rosato nel suo intervento prima del voto finale. Spiega dopo quali e quanti tentativi di ogni genere, maggioritari in parte o in tutto, proporzionali puri o a metà, il Parlamento sia arrivato ad oggi, "a questa mediazione forte di una larga maggioranza". Una legge "che non è incostituzionale solo perché non piace", per cui "è stato detto no al voto disgiunto per chiarezza e rispetto degli elettori e per evitare il caos". Una legge che cerca di dare governabilità "perché rende possibili le coalizioni tra persone che hanno qualcosa in comune". Alle opposizioni, alla destra e alla sinistra dell'emiciclo, 5 Stelle e Mdp, Rosato rinfaccia "l'ipocrisia di 120 voti segreti che non sono sulla coscienza ma sulle poltrone". E dice: "È troppo comodo andare in piazza a contestare, a urlare "fascisti" o "bestie", invece che governare, sedersi intorno a un tavolo e approvare la legge". Parole che toccano e convincono. Anche il Pd vota compatto. Una trentina appena i franchi tiratori. Il ministro Franceschini ha presidiato la giornata di votazioni. Anche questo è un segnale.

Grillo snobba la piazza

Al di là di slogan e offese, da "farabutti" a "pezzenti", con numerose variazioni sul tema scandite ogni tanto da "o-ne-stà", i deputati 5 Stelle sono avvantaggiati da questa legge elettorale che combattono a parole ma li premia nei fatti. Li penalizza per le coalizioni, bocciate per definizione nel mondo grillino. Ma dovrebbe confermare lo stesso numero di seggi tra Camera e Senato. Con Lega e Forza Italia, i 5 Stelle sono gli unici ad essere garantiti e riconfermati. E magari anche destinati a crescere. Nella maratona in piazza questo dato è emerso qua e là negli interventi (sono saliti a parlare tutti i deputati e tutti i senatori ma ieri pomeriggio non sapevano più cosa dire). Soprattutto il Movimento ritrova, grazie alla discussione sulla legge elettorale, la piazza, l'unità e un facile argomento per la campagna elettorale. Di Maio lo dice nell'intervento finale: "Ogni giorno vi rinfacceremo questa legge" ed evoca "lo spirito del 2013. Anche il prossimo anno avrete una bella sorpresa".

Nel 2013 le piazze grilline erano piene e arrivarono al 29 per cento. La piazza in questi giorni è stata assai meno piena. Tanto che Grillo, atteso per tutto il giorno, arrivato a Roma ieri mattina, non s'è fatto vedere. Grande delusione tra il pubblico. Non pagante.

L'appello di Bersani

Le facce più preoccupate sono quelle della nuova sinistra, Mdp, Sinistra italiana e Civati. Chi ci rimette di più sono senz'altro gli ex DEM. A meno che, come assicura D'Alema, non riescano ad arrivare a quella forza del 10 per cento che complicherebbe assai la vita del Pd. Bersani aveva fatto un discorso che è quasi una mozione degli affetti. "Fermatevi" ha detto nella dichiarazione di voto delle terza fiducia. "Questa legge è un marchingegno sconosciuto al mondo, un hapax legomenon. E quelle che vengono chiamate coalizioni sono una rete a strascico per prendere i voti". Un hapax legomenon in filologia è una forma linguistica che compare una sola volta nell'ambito di un testo o della produzione di un autore o dell'intero sistema letterario di una lingua. L'aula ha ascoltato in silenzio. Tra molti rimpianti e pochissime speranze di rifare un percorso insieme.

Articolo Originale

Rispondi