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Chiusa – o quantomeno ridimensionata – la rotta libica, i trafficanti di rifugiati tornano a servirsi di quelle che attraversano il Mar Nero e il Mediterraneo occidentale verso la Spagna, secondo quanto riferito dall’Europol. La divisione europea dedicata al traffico di migranti ha pubblicato i risultati del monitoraggio costante dei percorsi migratori, realizzata in collaborazione con l’Organizzazione Mondiale per le Migrazioni, evidenziando un aumento delle partenze dalla Tunisia e dall’Algeria e un più frequente utilizzo di navi da diporto che dalla Turchia puntano alle coste italiane.

Nascosti persino nei vani motore

Le maggiori difficoltà nell’attraversare i confini degli Stati europei eludendo il controllo di frontiera, sta spingendo i contrabbandieri a trovare nuove – o vecchie – vie per trasportare i migranti in Europa. In aumento, secondo l’Europol, anche l’impiego di camion a tenuta ermetica o dell'utilizzo dei vani motore come nascondiglio. Sistemi estremamente pericolosi per la vita dei migranti. “Durante l’attività di controllo da parte delle forze dell'ordine è stato rilevato un aumento nel numero di incidenti che coinvolgono i migranti che cercano di passare il confine”, si legge in un comunicato dell’Europol. “Il metodo più frequente per trasportarli migranti riguarda l'uso di autocarri e furgoni. La mancanza d’aria, il sovraffollamento e l’alta velocità per eludere i controlli sono solo alcuni dei pericoli legati al contrabbando in strada”

I trafficanti di uomini ora usano più camion che gommoni, un'indagine

Settemila euro per un 'passaggio'

Gli immigrati irregolari normalmente viaggiano nell’abitacolo con il contrabbandiere per la maggior parte del viaggio, per poi essere nascosti in prossimità del confine. Secondo le autorità, si stima che un viaggio di questo tipo tra la Turchia e l’Austria possa costare anche settemila euro. Cifre che incoraggerebbero l’offerta da parte dei trafficanti.

"Il contrabbando dei migranti è diventato un business pericoloso ed enorme in Europa”, ha dichiarato il direttore esecutivo dell’Europol, Rob Wainwright. “Di fronte a una maggiore pressione da parte delle forze dell'ordine, i gruppi criminali si avvalgono di metodi disperati per contrabbandare le vittime al di là delle frontiere, spesso con conseguenze pericolose per la loro stessa vita”.

Il rapporto arriva a pochi giorni dalla notizia della morte di otto migranti, a seguito della collisione – avvenuta domenica 8 ottobre – tra una nave della marina militare tunisina e un barcone di migranti. Si ritiene che a bordo del barcone ci fossero 87 persone. I migranti salvati sono stati 38, mentre 41 persone sono risultate disperse.

"Without legal avenues for #migration & better information deliver, the market for smugglers' services will continue " @ldalloglio

— IOM_USA (@IOM_USA) October 10, 2017

I 38 sopravvissuti, tutti di nazionalità tunisina, sono stati soccorsi e portati a bordo della stessa nave coinvolta nella collisione. Sono stati riportati a Sfax e rilasciati poco dopo. Il 10 ottobre le autorità tunisine hanno annunciato l'apertura di un’indagine finalizzata a chiarire le circostanze dell’incidente.

“Il numero di migranti tunisini che hanno raggiunto l’Italia via mare è aumentato”, ha sottolineato Federico Soda, direttore dell’Ufficio di Coordinamento dell’OIM per il Mediterraneo. “Mentre da gennaio ad agosto 2017 sono sbarcati sulle coste italiane 1357 tunisini, nel solo mese di settembre gli arrivi dalla Tunisia sarebbero stati, secondo una nostra stima, più di 1400”. Sempre Soda aggiunge: “Nonostante l’aumento di sbarchi registrato a settembre sia abbastanza insolito, occorre però ricordare come in assoluto questi numeri non siano poi così alti, se confrontati agli arrivi registrati in Italia nel 2017”.

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