CONDIVIDI

"Milano? Una città da scoprire, mi affascina e mi stupisce ogni giorno". Così il nuovo Console generale di Francia a Milano, Cyrille Rogeau, racconta il suo arrivo nel capoluogo lombardo dopo il passaggio di consegne con il suo predecessore, Olivier Brochet.

Come è stato il primo impatto con la città?

"Milano è così grande e bella, ancor più di quanto mi aspettassi. Ha molti tesori nascosti, che sto scoprendo giorno dopo giorno: dall'impressionante soffitto di Tiepolo a palazzo Clerici alla sorprendente prospettiva di Bramante nella chiesa di Santa Maria presso San Satiro, da Sant'Eustorgio a San Maurizio, solo per fare qualche esempio. Una ricchezza discreta, la definirei, un po’ come sono i suoi abitanti: accoglienti, socievoli, gentili, senza eccedere nell'esuberanza. Bisogna spingere la porta, per scoprirli. E' anche una città di grande dinamismo e molto estesa. Mi è capitato di vederla dall'alto, sembra una città senza fine".

Milano protesa verso la Lombardia.

"Conosco molto tutta la regione, troppo spesso sottovalutata dai turisti. Ci sono tesori ovunque. Bergamo è una meraviglia, con la sua Città Alta, dove c'è il bellissimo Battistero della Cattedrale, e la sua pinacoteca, l'Accademia Carrara. Per fare un altro esempio, anche Pavia mi è piaciuta molto come città, non solo per la Certosa. In Italia è racchiuso il 60% delle opere classificate Unesco… e si vede".

Qual è il suo programma come Console generale?

"Sono arrivato solo da un mese e sto ancora studiando, è presto per definire un programma nei dettagli. Di sicuro, però, due saranno le linee che seguirò: la diplomazia economica e quella culturale. La Lombardia realizza più del 22% del Pil italiano e gli interscambi economici tra i nostri paesi sono numerosi. Lo stesso vale per l'aspetto culturale. Cercherò di sostenere molto anche la lingua francese, che può essere utile a livello economico per le relazioni con il continente africano e segnatamente con i paesi del Nord Africa, una regione in cui ci possono essere interessanti possibilità di partenariato per i nostri Paesi".

La moda è una sfida accesa tra Milano e Parigi.

"La moda abbraccia entrambi gli aspetti, l'economia e la cultura. Non c'è una competizione tra Milano e Parigi, soprattutto a livello economico. Basti pensare che tante aziende francesi producono qui in Italia e gli investimenti sono reciproci. Ci sono interessanti possibilità di sviluppo e collaborazione, ne ho già parlato con il presidente della Camera della Moda Carlo Capasa".

Quale città francese assomiglia più a Milano?

"Direi Lione per il suo stile di vita discreto, ma c'è anche un lato molto parigino. La città più francese d'Italia è Torino, secondo me, come la città francese più italiana è Nizza. Milano ha un'anima più sfaccettata, si colgono varie influenze, anche tedesche, svizzere, austriache. È una città molto europea, come è logico che sia considerata anche la sua posizione geografica".

Dopo i pro, quali sono i "contro" di Milano che ha notato?

"Per me che soffro di forti allergie, devo ammettere, l'aria in queste prime settimane di ottobre, che sono state molte soleggiate e senza vento nè pioggia, è un po' pesante".

Com'è la comunità francese che fa riferimento al Consolato generale?

"Abbiamo 27.000 iscritti al Consolato, da Trieste a Torino, circoscrizione di nostra competenza. Ma si considera che i non iscritti siano altrettanto numerosi. A Milano, invece, gli iscritti ufficiali sono 7000. Sto incontrando i rappresentanti e le associazioni, è una comunità molto attiva. Importante il ruolo svolto da "Milan accueil", che in questi giorni sta accogliendo i nuovi francesi arrivati durante l’estate. C'è molta integrazione, le relazioni con i Milanesi sono facili e fluide. Al liceo francese di Milano ci sono 1.200 allievi: più della metà sono italiani".

Quali sono i suoi progetti più imminenti?

"Continuerò a viaggiare per tutto il Nord Italia, per approfondire la conoscenza del territorio: Torino, Parma, Venezia, Bologna, Genova. E ancora: Trento, Trieste, Aosta e Ventimiglia. Questo è il mio mestiere, che non consiste solo nell'incontrare i Francesi in Italia, ma anche gli Italiani che vogliono collaborare con noi. Sono qui per facilitare e sviluppare le relazioni tra i nostri Paesi".tiere, che non consiste solo nell'incontrare i Francesi in Italia, ma anche gli Italiani che vogliono collaborare con noi. Sono qui per facilitare e sviluppare le relazioni tra i nostri Paesi".

Articolo Originale

Rispondi