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Dopo quelli partiti dall'indirizzo di Giorgia Meloni, nuovi strali si dirigono su Matteo Salvini nel mirino dei critici della legge elettorale. "Venduto" gli urlano oggi i 5Stelle, "incoerente" tuonava ieri l'ex (?) alleata di Fdi. Il Rosatellum 2.0, in votazione alla Camera a colpi di fiducia, è alle battute finali. All'esterno i pentastellati guidano la protesta – da ieri almeno 1500 persone (dati Digos) presidiano la piazza Montecitorio – e puntano il bersaglio più fastidioso. Un attacco che va dritto al cuore del Carroccio accusato di essersi seduto al tavolo con Fi e Pd, mangiando al loro piatto e contraddicendo ogni precedente dichiarazione o proclama. Prendendo atto del "tradimento", Meloni aveva fatto saltare di fatto l'alleanza: il no a una legge elettorale che prevede listini bloccati e assenza di premio di maggioranza – che in due parole "fa schifo" – rimette in discussione l'assetto del Centrodestra. Se il Rosatellum a destra divide, in zona pentastellata sortisce altri effetti.

Di Battista, Di Maio e Fico (insieme) riempiono piazza

Il presidio continuo del M5S davanti a Montecitorio e il fervore contro "l'ennesima legge-porcata" sembrano infatti aver ricompattato la dirigenza del movimento, portando sul palco Di Battista, Di Maio e Fico, tutti e tre insieme. Uniti dall'opposizione alla legge elettorale "più incostituzionale del Porcellum", i tre moschettieri pentastellati danno l'ordine di far parlare soprattutto gli iscritti del Nord, come a dimostrare che anche in Lombardia e Veneto c'è altro oltre le camice verdi. "Si sono venduti per qualche poltrona in più. Chi fa una figura pessima da venduto politico è Salvini, che si è comportato come un renziano qualsiasi", dice Di Battista durante una pausa dei lavori dell'Aula.

Anche Vito Crimi nota quanto strida questo strano sì alla legge elettorale. "Alla Lega – sostiene il senatore M5S ai microfoni di "6 su Radio 1" – dico che stanno sostenendo una legge che consentirà a Renzi e a Berlusconi di proseguire nel loro governo. Quando Salvini attaccherà Renzi e le politiche del Pd, dovrà pensarci bene perché per dare qualche poltroncina al Nord a qualcuno, forse allo stesso Fedriga, vendono il paese a quelli che loro considerano i nemici assoluti di questo paese".

Salvini: "Del Rosatellum non frega niente a nessuno. Al voto il prima possibile"

"Nella vita reale la legge elettorale interessa a pochi", è la risposta di Salvini che, intervistato ieri a "Otto e mezzo" ha ammesso che il Rosatellum bis non gli piace ma che, del resto, "non frega niente a nessuno". Insiste: "Non è la legge elettorale migliore, ma è da un anno che ne stiamo parlando e non risolviamo nulla". Per questo, aggiunge, "vediamo con la legge elettorale che c'è. Ci sono i collegi, vediamo come va a finire". E insiste: "Ci sono cose ben più importanti su cui discutere: Matarella fissi la data del voto. Abbiamo perso troppi anni". Ma sulle alleanze per Salvini nulla cambia. "Renzi non ha la nostra fiducia, ma do agli italiani la legge elettorale".

Alla domanda se è sicuro che alla fine si coalizzerà con Berlusconi, il leghista risponde: "Chi guiderà il centrodestra lo decideranno gli italiani al momento del voto. Berlusconi è d'accordo: chi prende più voti esprime il presidente del Consiglio. Se la Lega prende più di Fi, governerà". Con questa legge elettorale però è chiaro che nessuno avrà la maggioranza assoluta dei voti: le aggregazioni indefinite sono nell'ordine delle cose. "Noi possiamo avere la maggioranza dei voti e dei seggi – è la convinzione di Salvini -. Ma io non farò mai un governo con Renzi o con Alfano", afferma. Infine lo strappo con Giorgia Meloni. "E' un problema suo – afferma -, a lei la legge non piace e vota contro. A me piace e voto a favore". Detto questo, conclude il segretario leghista, "mi spieghi perché ai referendum in Veneto e Lombardia vota con noi, a Roma invece no".

Passa la norma "salva-Verdini"

All'interno dell'Aula intanto va avanti il dibattito e le schermaglie, in attesa che arrivi il voto finale – segreto, chiesto da Mdp – che potrebbe rimettere in discussione tutto. Tre le fiducie accordate oggi e passa anche la contestata norma già battezzata "salva-Verdini", che permette le candidature nelle circoscrizioni estere a italiani residenti entro i confini. "E' la ciliegina sulla torta di una montagna di letame democratico fatto da questi quattro miserabili – tuona il deputato Danilo Toninelli -. Hanno fatto una cosa abominevole, mettendolo come emendamento tecnico, sembrava una cosa semplice e invece dice che un cittadino italiano residente in Italia può candidarsi nella circoscrizione estero, inaccettabile".

Tirando le somme il governo ha tutte le carte in regola per passare indenne il voto alla Camera. Tra i malumori, i distinguo e le proteste risuona, estrema, la supplica di Pierluigi Bersani. Il Rosatellum 2.0 è "un marchingegno sconosciuto nel mondo", che aumenta il divario tra cittadini e politica, ha detto il leader Mdp invitando, "con il cuore in mano", la maggioranza che sostiene la legge a "fermarsi e a riflettere". Ne va della democrazia del Paese, afferma.

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