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Di Giuseppe Vatinno

Era forse inevitabile che Donald Trump dopo un periodo di tempo per così dire “fisiologico” e di preparazione a seguito dell ‘elezione di novembre scorso, aprisse quelle situazioni che Obama aveva congelato. Da qui la crisi con la Corea del Nord e il Venezuela. C’è da dire che si tratta di due situazioni profondamente diverse per natura geopolitica: il primo è principalmente uno scontro ideologico-uno dei pochi sopravvisuti- tra capitalismo e comunismo, mentre il secondo che ne è un riflesso, è piuttostouna questione locale di influenza Usa in sudamerica.Tuttavia si tratta di due situazioni da non sottovalutare. La Corea del Nord ha un protettore importante, la Cina, ed amici importanti, la Russia di quel Vladimir Putin che è in un rapporto ambivalente con gli Usa: amico di Trump e nemico del Congresso. La Cina ha i piedi per terra ed ammonisce saggiamente a non lanciarsi in avventure dagli esiti imprevedibili quando ci sono di mezzo missili intercontinentali a testata (probabilmente) nucleare senza contare il sicuro coinvolgimento del Giappone nel teatro di guerra. In questo contesto si inserisce la tensione di Trump con Maduro che –tra l’altro-è anche lui “comunista” sebbene bacchettato anche da Papa Francesco.Se si aggiunge che Trump è nel mirino interno per il Russiagate si ha la cifra di questa estate particolarmente calda e non solo climaticamente.

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