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L’appuntamento sarà alle 10 di mattina nell’aula Nervi del Vaticano (sul confine con lo stato italiano) in occasione dell’udienza generale. Lì, il 30 agosto, come da comunicazione ufficiale, Papa Francesco menzionerà il Forteto. E c’è di più: perché è previsto un incontro privato (successivo all’udienza) tra il Pontefice e l’Associazione Vittime. Per questo, in attesa del verdetto della Cassazione nel processo principale sui fatti del Forteto – dove in secondo grado Rodolfo Fiesoli, il Profeta, è stato condannato a 15 anni e 10 mesi per abusi sessuali e maltrattamenti e altri 10 soci («fedelissimi») per maltrattamenti – sarà formata una delegazione apposita: e 15 persone, tutte vissute per anni nella comunità mugellana per affidi di minori, partiranno dalla Toscana alla volta di Roma.

Il cardinal Giuseppe Betori veste i panni del mediatore: lui ha organizzato l’incontro, e lui accompagnerà le vittime. L’idea era nata in occasione della visita di Francesco a Barbiana (20 giugno scorso): con la richiesta dell’Associazione, e in particolare il presidente Sergio Pietracito, di poter prendere attivamente parte alla giornata. Il motivo? Come ha sottolineato l’emittente fiorentina Lady Radio, le vittime avrebbero voluto rimarcare l’affronto subito dalla figura di Don Lorenzo Milani da parte di Fiesoli: che negli anni, in ogni modo, e con ogni mezzo, ha cercato di accreditarsi come erede e prosecutore dell’esperienza educativa del priore. Gravitando attorno all’Istituzione Don Milani e alla scuola di Barbiana, per esempio: così da guadagnarne in autorevolezza. Non se ne era fatto niente, però: soprattutto per questioni procedurali. Ma Betori aveva poi prospettato la possibilità della visita in Vaticano. Caldeggiata anche dall’Associazione Artemisia: che con il progetto Oltre (finanziato dalla regione) è impegnata da quasi due anni nel sostenere i fuoriusciti dal Forteto. Ora la visita è nell’agenda della Santa Sede. Un segnale non indifferente da parte del Papa. E certo non scontato. Specie a tre mesi dalle foto del Profeta colto nell’atto di aiutare il parroco della chiesa di San Lorenzo a Diacceto (qui)[1] – in mezzo a diversi ragazzi presenti – che aveva causato molto più di qualche imbarazzo al clero toscano.

Il cardinal Betori è sempre stato in pima linea, del resto. Già il 24 Giugno 2015, in Santa Maria del Fiore (Firenze), si soffermò sulla vicenda. Una voce discorde da quelle che per molto tempo, anche nel fronte ecclesiastico, sul Forteto avevano preferito tacere, o – peggio – assecondare. Quel giorno, durante l’omelia, disse: «Ne dobbiamo essere consapevoli soprattutto noi, sul cui territorio si è consumato un dramma che ha travolto l’esistenza di tante persone, cui va rinnovata la vicinanza e la richiesta di perdono per il ritardo con cui ci si è resi conto della loro tragedia. Non va infatti dimenticato che alla radice di questa vicenda drammatica sta il rifiuto della famiglia, così come la tradizione ce l’ha affidata, un rifiuto che è sfociato nell’utopia deleteria di ricostruire la socialità su basi diverse. Contestata la famiglia naturale, si è aperto lo spazio al sopruso e alla sofferenza». E proprio sul rifiuto della famiglia e il sistema degli affidi, non a caso, si è soffermata l’ampia sentenza di primo grado (oltre mille pagine): «La prassi invalsa all'interno della struttura – hanno scritto i giudici (2015) – ove i minori e/o i disagiati erano dati in affidamento in violazione di qualsiasi principio e regola: l’individuazione degli affidatari era del tutto casuale, non presupponeva alcuna preparazione e alcun contatto con i servizi sociali – spesso era stabilita per alleviare una situazione di disagio o di sofferenza dello stesso affidatario, a mo’ di terapia; non richiedeva che gli affidatari formassero una coppia o una famiglia: è stata raccolta la prova piena di come i minori fossero nella quasi totalità dei casi affidati a soggetti che si qualificavano, ancora in violazione di legge, come genitori, senza che alcun tipo di legame li unisse (…) potendo gli affidati essere "spostati" da un affidatario a un altro secondo criteri del tutto arbitrari e imprevedibili, e giammai nel loro interesse». Almeno 86 bambini, secondo la seconda commissione d’inchiesta regionale, hanno subito tutto questo: dalle violenze psicologiche e corporali fino ad arrivare a quelle sessuali.

L’incontro con Francesco cade in un’estate in cui, del Forteto, si parla poco. Eppure il 31 maggio scorso, proprio a Roma, a Palazzo Madama, il Senato aveva dato via libera (con 165 sì) all’istituzione di una commissione d’inchiesta parlamentare sui fatti accaduti tra 1977 e 2011. Fatti avvolti, ancora, da zone d’ombra e interrogativi non risolti. Rosaria Capacchione (Pd), relatrice della seconda commissione di giustizia – che ha discusso e approvato le linee guida del ddl presentato nel novembre 2015 da Laura Bottici (M5S) – aveva esposto la richiesta in Aula. Con esito favorevole. Ma da quel momento, essendo la commissione d’inchiesta prevista bicamerale, la Camera dei Deputati non è ancora tornata sul tema. Un segnale non incoraggiante, con la legislatura agli sgoccioli. Anche se tornare sulla storia, ora, ci penserà il Papa.

twitter11@Simocosimelli

References

  1. ^ qui) (www.affaritaliani.it)

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