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Rocco Schirripa, il panettiere di Torino accusato dell'omicidio del procuratore Bruno Caccia, è stato condannato all'ergastolo. "Sono un capro espiatorio, la persona perfetta per questa accusa: un calabrese con precedenti con la giustizia. Un terrone. L'ideale per chi vuole a tutti i costi ottenere una condanna ma non ricerca della verità". Rocco Schirripa, 64 anni, poanettiere fino al giorno dell'arresto nel dicembre 2015, ha chiuso così l'ultima udienza del processo per l'omicidio del procuratore, freddato a colpi di pistola la sera del 26 giugno 1983.

"Per protestare contro questa messa in scena, questa farsa che lascerà liberi i veri responsabili ho deciso che da oggi farò lo sciopero della fame. Consapevole di tutti i rischi che questo comporta. E dispiaciuto soltanto per la mia famiglia". Schirripa aveva letto poche pagine scritte di suo punto, con la voce ferma, scandendo bene le parole. Solo in qualche passaggio, facendo riferimento alla moglie e alle figlie, ha esitato.

Dopo le sue dichiarazioni spontanee la Corte d'Assise si è ritirata e dopo sei ore di camera di consiglio è uscita con il verdetto: ergastolo. Soddisfatto il pubblico ministero Marcello Tatangelo, ha lasciato l'aula immediatamente dopo la lettura della sentenza. Soddisfatte le figlie e i nipoti del procuratore, tutti in aula a Milano, hanno comunque ribadito che la condanna di Schirripa non mette la parola fine alla ricerca delle verità di quell'omicidio. Il difensore del panettiere, Basilio Foti dice : "Era scontato che sarebbe finita così".

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