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ROMA – "Se questo Codice di condotta fosse attuato, ci sarebbero meno navi disponibili nell'area di ricerca e soccorso, e quindi si potrebbero condannare le persone in pericolo nel Mediterraneo a una morte certa". L'organizzazione non governativa Medici Senza Frontiere, presente davanti alle acque libiche con la nave Vos Prudence, affida a un comunicato stampa il commento alla notizia riportata da Repubblica sull'introduzione, nella nuova bozza del Codice, delle "contromisure" da adottare nei confronti delle Ong che si rifiutino di sottoscriverlo.

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Tra queste, oltre alle ispezioni a bordo e alla richiesta di certificazioni sulle attività di recupero in mare dei profughi, anche la possibilità come extrema ratio per le autorità italiane di non consentire lo sbarco nei porti nazionali.

Questa mattina al Viminale si è tenuta una riunione per stabilire, tra le altre cose, la data in cui la Guardia costiera presenterà la bozza (che ha avuto il via libera dalla Commissione Ue e da Frontex) alle Ong. "Ancora non siamo stati contattati", ribadiscono dal quartier generale Msf. Su un punto ci tengono però a precisare: "Dall'inizio delle nostre operazioni di ricerca e soccorso, abbiamo seguito rigorosamente tutte le leggi internazionali, nazionali e marittime applicabili così come la Carta dei Principi di MSF, basata sull'etica medica e sui principi umanitari. Ciò detto, rifiuteremo qualsiasi misura che potrebbe aggiungere ulteriori restrizioni alla già sovraccarica capacità di salvare vite nel Mediterraneo o che mirano a nascondere la sofferenza delle persone disperate in Libia".

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Più o meno sulla stessa linea Moas, che attraverso il portavoce Gordon Watson fa sapere di essere "in attesa di capire come si svilupperanno i fatti e di ricevere una comunicazione formale dalle autorità per discuterne con loro".

Il Codice sarà finalizzato dall'Italia "dopo aver consultato le Ong", dichiara la portavoce della Commissione, Natasha Bertaud. "La situazione non è cambiata. L'Italia ha consultato la Commissione e noi abbiamo fornito i nostri pareri legali. Tocca all'Italia adottare definitivamente il Codice, di concerto con l'esecutivo comunitario e le Ong". Il codice, aggiunge, "è opera dell'Italia. Ma si adatta al piano di azione della Commissione su come supportare l'Italia a gestire i flussi di migranti nel Mediterraneo Centrale, dopo la conclusione del vertice di Tallinn, dove i ministri degli Interni hanno sostenuto l'idea di questo codice di condotta, redatto dall'Italia, consultando la Commissione e le Ong".

Secondo una fonte citata dall'agenzia stampa Agi, l'esecutivo comunitario ha chiesto all'Italia di modificare la parte sulla presenza a bordo delle imbarcazioni di pubblici ufficiali. La presenza "non deve essere permanente" ma "su richiesta", spiega la fonte. Inoltre, i pubblici ufficiali abilitati a fare le "ispezioni" devono essere del Paese di cui batte bandiera la nave. La Commissione, infine, si aspetta che le Ong che sottoscrivono il Codice "abbiano la certezza" di poter sbarcare i migranti nei porti italiani.

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