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"Da tre anni invoco la mia innocenza, da 3 anni chiedo anche tramite i miei avvocati l'unica cosa che può consentire di difendermi, la perizia in contraddittorio sul Dna. Posso marcire in carcere per un delitto atroce che non ho commesso senza che mi sia concessa almeno questa possibilità?", ha scritto Bossetti in un messaggio inviato al Quotidiano Nazionale.

La lettera al quotidiano

"Confido che finalmente sia fatta Giustizia e io possa tornare a riabbracciare i miei cari da uomo libero e innocente quale sono, anche se ho una vita stravolta e comunque segnata per sempre", scrive Bossetti dal carcere. "Lo spero io, lo devono sperare i Giudici, sono convinto che lo speri Yara da Lassù, almeno fino a quando il suo vero assassino che è ancora libero e sta ridendo di me e della Giustizia, sconterà la giusta pena".

Lunedì il verdetto

Lunedì ci sarà un secondo verdetto per l'omicidio di Yara Gambirasio a conclusione del processo d'appello su una vicenda che ha come unico imputato il muratore Massimo Bossetti, condannato all'ergastolo, e che ebbe origine quasi sette anni fa: il 26 novembre del 2010, quando la tredicenne scomparve dopo essere stata nella palestra a poche centinaia di metri da casa, a Brembate di Sopra (Bergamo). La sua famiglia visse tre mesi d'angoscia per sprofondare nel dolore più lancinante quando il corpo dell'adolescente fu trovato in un campo di Chignolo d'Isola, a pochi chilometri di Brembate. Anni di indagini, con il fermo del marocchino Mohamed Fikri, poi risultato estraneo al delitto, la scoperta del Dna di Ignoto 1 trovato sul corpo di Yara; decine di migliaia di campioni prelevati nel Bergamasco e non solo, fino al giugno del 2014, quando si arrivò all'individuazione del profilo genetico di Ester Arzuffi, madre di Bossetti: la comparazione tra il Dna della donna e quella del figlio portò al fermo del muratore, il 16 giugno di tre anni fa.

Battaglia senza esclusione di colpi

Cominciò quindi una battaglia senza esclusione di colpi tra accusa e parte civile da una parte e i difensori di Bossetti dall'altra. Motivo del contendere soprattutto l'esame del Dna: prova "granitica" per il pm di Bergamo Letizia Ruggeri, da rifare perché affetta da "numerose anomalie" per gli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini. Per l'accusa a carico di Bossetti oltre il Dna "indizi gravi, precisi e concordanti" a corollario: il suo furgone nelle immagini di sorveglianza intorno alla palestra, le fibre dei sedili del suoi Fiat Daily "compatibili" con quelle sul corpo della ragazza, uniti ai "non ricordo" su quel giorno di Bossetti. Per la difesa "un mezzo Dna", mentre gli indizi sarebbero "solo suggestioni", comprese le ricerche a sfondo pornografico sui computer di casa delle quali si attribuì la responsabilità la moglie del muratore. In primo grado i giudici accolsero sostanzialmente l'impostazione della Procura e inflissero l'ergastolo a Bossetti che fu invece assolto dall'accusa di calunnia per aver cercato di indirizzare le indagini su un suo collega di lavoro.

Sei mesi di isolamento

Ora il sostituto pg Marco Martani ha chiesto che sia condannato anche per quel reato a sei mesi di isolamento (il pm di Bergamo aveva fatto ricorso) al termine di un processo al quale mancano le dichiarazioni spontanee di Bossetti che si è sempre proclamato innocente. Accadrà lunedì, poco prima che i giudici si riuniscano in camera di consiglio per la sentenza. Anche nell'aula al pianoterra del Palazzo di Giustizia di Brescia si sono viste tensioni. "In 30 anni di professione non sono mai stato oggetto di così tanti attacchi personali come quelli che ho dovuto ascoltare da questa difesa con affermazioni lesive del mio lavoro e di quello del Ris", ha detto Martani contestando le accuse della difesa di eseguire "ordini di scuderia" e di dire cose "incredibili, false e suggestive". Per il pg dalla difesa "è stato "alzato un polverone" tipico di chi ha "argomenti deboli". I legali dei genitori di Yara, Enrico Pelillo e Andrea Pezzotta, sono stati ancora più trancianti e hanno tacciato i difensori di voler "ingannare i giudici" con foto e slide "fatte con il copia e incolla". E' invece la difesa a ritenere di essere stata "oggetto di attacchi" e a ribadire: "Bossetti darebbe anche il suo sangue per ristabilire la verità".

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