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Un numero di maglia e un destino segnato? La scaramanzia dello sport vorrebbe che l'argomento fosse tratatto solo alla fine della gara, ma la leggenda del dorsale 51 indossato da Fabio Aru, il ciclista sardo grande protagonista al Tour de France, sta già facendo sognare tifosi e appassionati della Grande Boucle, soprattutto italiani. Il numero di Aru infatti, assegnato dall'organizzazione all'inizio del Tour come avviene per tutti i partecipanti, porta con sè una lunga tradizione.

Il 51 è stato il numero di vere e proprie figure mitologiche del passato a due ruote, da Eddy Merckx, a Luis Ocana, da Bernard Thevenet a Bernard Hinault, fino alla storia più recente del colombiano Nairo Quintana che non riuscì a tagliare il traguardo degli Champs Elysee in maglia gialla, ma arrivò secondo con il 51 sulla schiena. Ieri Aru ha perso la maglia gialla, tornata al britannico Chris Froome, ma la partita è ancora aperta a 6 giorni dall'arrivo a Parigi.

Ma i ciclisti di oggi credono a questa leggenda?

"Ai miei tempi il 51 era un numero fortunato. Oggi Aru porta proprio quel numero e guarda caso indossa la maglia gialla…", raccontava giorni fa alla France presse Raymond Polidor, 81 anni, tre volte secondo e cinque volte terzo al Tour negli anni sessanta. Il 'Cannibale' Eddy Merckx, forse il più forte ciclista di sempre, debuttante alla Grande Boucle, vinse il primo dei suoi cinque giri di Francia nel 1969 con il 51 nero in campo bianco attaccato alla bici.

Quattro anni più tardi, nel 1973, fu lo spagnolo Luis Ocana a vestire quel dorsale e ad arrivare a Parigi da vincitore, mentre Merckx, che nel frattempo ha vinto le quattro edizioni precedenti, decide quell'anno di non partecipare al Tour preferendo il Giro d'Italia e la Vuelta di Spagna, vincendo sempre e dovunque.

Foto: JEFF PACHOUD / AFP Fabio Aru

Due anni più tardi la storia si ripete: l'organizzazione assegna il 51 a Bernard Thevenet che porta quel dorsale alla vittoria, aiutato in realtà dall'incidente capitato a Merckx, quasi sul punto di vincere il suo sesto Tour, che viene aggredito da uno spettatore ed è costretto a lasciare la corsa.

Lungo anche l'elenco dei secondi e dei terzi…

"Non so se i ciclisti di oggi credono a questa leggenda – dice Thevenet rivelando di avere parlato del mito del dorsale 51 proprio ad Aru. Che però, racconta il campione francese, "non mi è parso molto ricettivo". Di certo, continua Thevenet con classe e ironia, "anche a me riferirono della leggenda del 51 qualche giorno dopo la mia vittoria. Può darsi che sia un numero fortunato, ma di sicuro non pedala al posto tuo".

Foto: PHILIPPE LOPEZ / AFP Fabio Aru

La leggenda del 51 inizia a offuscarsi a partire dagli anni '80: il 24enne Bernard Hinault, già campione di Francia su strada e vincitore della Vuelta, aggiunge al Palmares il suo primo Tour nel 1981 e indossa proprio la maglia col numero della sorte. Ma dopo quell'episodio la fortunata serie si interrompe. Più tardi, il 51 sarà assegnato a due grandi campioni come Pedro Delgado nel 1987, e soprattutto Gianni Bugno nel 1991.

Ma nessuno dei due riesce a salire sul primo gradino del podio in quella edizione, entrambi arriveranno secondi rispettivamente dietro a Stephen Roche e a Miguel Indurain, dominatore incontrastato del ciclismo di quegli anni. "Io vestivo l'11 e Delgado il 51 – racconta oggi lo stesso Roche – mi dissero della leggenda del numero 51 e mi pregarono di stare attento. Se ne parlava ancora molto a quel tempo, a fine anni '80".

Foto: DAVID STOCKMAN / BELGA MAG Fabio Aru

Che l'aura di vittoria del dorsale della leggenda si sia appannata negli anni lo dimostra il fatto che molti corridori di livello a partire dagli anni 2000 hanno indossato il 51 senza però riuscire a vincere il Tour: da Laurent Jalabert a Gilberto Simoni, da Christian Vande Velde, allo 'Squalò dello Stretto Messina Vincenzo Nibali (che vincerà in Francia nel 2014 ma con il dorsale numero 41), tanti hanno indossato quella pettorina senza chiudere la gara in testa.

Solo il colombiano Nairo Quintana, con un secondo posto, si è avvicinato ai fasti del passato. Aru ha conquistato due giorni fa la maglia gialla sui Pirenei. Tra una settimana si saprà se quasi quaranta anni dopo, gambe, buonasorte e leggenda lo avranno aiutato ad arrivare sotto l'Arco di Trionfo con le braccia levate al cielo. E con il leggendario 51 sulla schiena.

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