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BOLOGNA – Essere John Malkovich può voler dire, semplicemente, arrivare all'aeroporto Marconi di Bologna come un americano in vacanza: jeans, maglia blu, borsello marroncino e cappuccino al bar. Il bello viene dopo, quando uno dei volti più amati al mondo si siede e parla del suo nuovo progetto, che martedì 18 luglio presenterà in anteprima nazionale al teatro Diego Fabbri di Forlì per Emilia-Romagna Festival: "Report on the blind", una pièce basata sui testi dello scrittore argentino Ernesto Sabato e interpretata sulle note del Concerto per pianoforte e archi, del compositore russo Alfred Snitke: "Negli ultimi due anni ho lavorato intensamente a questo lavoro. Nota per nota", dice ai giornalisti l'attore, regista e produttore cinematografico. Il 21 luglio, all'indomani di una replica al Lubiana Festival, la seconda importante data italiana al Mittlefest di Cividale del Friuli (Udine).

"HO LAVORATO NOTA SU NOTA".
Lo sguardo magnetico, le parole scandite, quasi pesate una per una. Il 18 luglio Malkovich sarà sul palco per interpretare l'allucinato Fernardo Vidal Olmos, personaggio e io narrante del testo di Sabato "Sopra eroi e tombe" (considerata una delle più grandi opere della letteratura argentina del XX secolo). Dio è un folle e la Setta dei Ciechi governa il mondo: soltanto Olmos (Malkovich) scopre questo, e teme una morte improvvisa o qualcosa di più terribile. Musica e parole s'intrecciano per rappresentare i deliri di un'anima straziata. "Il progetto è nato 4-5 anni fa a Firenze – racconta l'attore -. Abbiamo preso un brano musicale e l'abbiamo abbinato al testo. La composizione è elegante, con delle note anche paranoiche. Ho lavorato personalmente all'adattamento, il problema principale è stato tenere il tempo tra le parole e la musica, perché è molto difficile da suonare e da recitare. Considero un privilegio poter lavorare con un'orchestra dal vivo. Non una sfida, perché sarei destinato a perderla".

I volti di John Malkovitch"UN SENSO DELLA GIUSTIZIA PORTATO ALL'ESTREMO".
"Ho scelto Sabato perché è un'umanista vero, un talento. Ho già lavorato con lui per raccontare i desaparecidos in Argentina, un dramma che è stato quasi insopportabile da rappresentare. Questa nuova opera è tratta da un libro di 150-200 pagine, il testo è stato ridotto a quattro. Ha un senso della giustizia portato all'estremo, una grande umanità", continua l'attore americano, che poi sottolinea: "Non scelgo qualcosa solo per il valore politico".

"NON VOTO DAL 1972".
Già, la politica. Tasto complicato da trattare con Malkovich. "Ricordo una conversazione con Bertolucci – racconta sorridendo – lui non capiva come io non capissi che tutto è politica. Viceversa, lui non capiva che per me tutto è personale…Io sto lontano dall'idelogia e dalle religioni. Penso che le ideologie abbiano prodotto danni incalcolabili che le persone dimenticano. Non mi dà fastidio che altri abbiano un credo ma io non sono credente, né tantomeno praticante. Non voto dal 1972, nè per Obama e nemmeno per Trump. E’ l’uomo che mi interessa: cosa la gente pesa, come si comporta, come ancora riesca a produrre bellezza sulla terra, malgrado i limiti sempre più gravosi", confessa. A conti fatti, allora aveva 19 anni e l'ultima (nonché, si può supporre, unica) vera elezione alla quale ha espresso un voto è la sfida per la Casa Bianca tra Nixon e McGovern, stravinta dal candidato repubblicano col 60% dei voti.

"QUELLA VOLTA CHE VIDI MASTROIANNI…".
Cos'ha dato l'Italia a Malkovich? L'attore cita grandi nomi del nostro cinema: Bernardo Bertolucci, appunto, ma anche Michelangelo Antonioni, Liliana Cavani. Nel suo cammino ha incontrato "very different people", e ognuna gli ha dato qualcosa, "non si smette mai di imparare". E poi c'è quella volta di lui a Ferrara con Antonioni. "Ricordo che arrivò Mastroianni, aveva settant'anni. Era semplice, lo si vedeva da come si presentava sul set. Amava il suo lavoro. Io in quel momento ero cinico, non avevo abbastanza riflettuto su cosa significhi fare un lavoro che ci piace. Con Mastroianni ho imparato cosa significa amare questo lavoro".

LO SPETTACOLO
"Report on the blind" va in scena per

la prima volta in Italia il 18 luglio al teatro Diego Fabbri di Forlì alle 21 (ingresso da 23 a 39 euro). La pièce sarà accompagnata dall'Orchestra de' I Solisti Aquilani. Anastasya Terenkova al pianoforte, Lana Trotovsek al violino, Alvise Castellati direttore. Musiche di Bach, Sostakovic/Barsaj e Aldred Schinittke. Lo spettacolo sarà replicato al Lubiana Festival, in Slovenia, il 20 luglio e il 21 luglio al Mittlefest di Cividale del Friuli (Udine).Articolo Originale

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