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Caro direttore, più che Avanti si sarebbe dovuto intitolare Indietro il libro-testamento di Renzi. Una narrazione che gli appassionati del "teatrino della politica" apprezzeranno ma in cui non si trova nessuna visione sul futuro. Da un leader che ancora oggi potrebbe giocare la partita vera, avendo in mano la golden share sul governo Gentiloni, ce lo si aspettava. Con questo saggio, invece, anziché giocare finalmente di squadra, l’ex premier continua a ballare da solo sulle macerie di un Pd dai rapporti volutamente bombardati. È come se avesse un algoritmo che gli consente di specchiarsi solo nei commenti positivi. Coerente con la sua fama di rottamatore, sbertuccia i suoi vecchi amici e, con raro cinismo, dedica solo poche righe di cronaca all'ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, colui che passerà alla storia per avergli favorito l’ascesa. Stupisce poi come l'autore ignori il lavoro parlamentare di Verdini, che ha tenuto in piedi il suo governo, e tratti con subdolo disprezzo un alleato che gli è stato prezioso come Alfano. La gratitudine è davvero il sentimento della vigilia. Fatti salvi gli aneddoti su personaggi della politica internazionale simpaticamente visti da Rignano e le tante contraddizioni, dal ruolo dei social a una difesa acritica dei suoi amici, dalla "divina" Maria Elena Boschi a Graziano Delrio, è lecito pensare che questa fatica potrebbe essere il pretesto per preparare il terreno all'ultimo azzardo che a questo punto forse gli riuscirebbe: correre da solo alle elezioni, senza il Pd, magari con accanto personaggi della società civile, e chiamare così a raccolta tutti i moderati. Anche se, vedendolo in caduta libera, Berlusconi dice ormai a gran voce che l'accordo lui lo farà con il Pd ma non con Renzi. Il Cav sta già pensando a Franceschini sponsorizzato da Mattarella? Sempre che M5S e Lega non decidano di rovinare la festa.

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