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Cristiano Ronaldo stende il Bayern Monaco di Ancelotti a suon di gol e di giocate super. Il rapporto tra i due è stato sempre umano, incredibilmente umano.

Un giorno un regista dovrà pur farlo, dovrà metterli uno davanti all'altro, ancora. Con un tavolo davanti, un bicchiere di qualche vino pregiato e null'altro che Cristiano Ronaldo e Carlo Ancelotti. Perché sotto i colpi di CR7 (senza scomodare gli arbitri, che comunque hanno una fetta di colpa) il Bayern di Ancelotti è affondato. Allianz Arena, Bernabeu, poco cambia: al violino c'è Cristiano Ronaldo, e la ballata che suona incendia gli avversari ed esalta il Madrid.

Un giorno si diranno qualcosa. Si racconteranno cosa è successo dopo i due anni a Madrid di Carlo Ancelotti. Cristiano Ronaldo aprirà il suo sorriso da sex symbol, da ossessionato dalla perfezione, e Carlo Ancelotti alzerà il sopracciglio, come non potrà alzare questa Champions League, abbattuto (che concetto da Freud spinto) da quello che a tutti gli effetti è stato una specie di figlioccio putativo per lui.

Per dire, nei momenti concitati del suo addio a Madrid, quando tutti lo ringraziavano (proprio tutti tutti, da Marcelo, a Sergio Ramos, a Kroos, e Modric, Benzema, tutti) Cristiano Ronaldo[1] non ringraziava Carlo Ancelotti[2]. Faceva di più:

Great coach and amazing person. Hope we work together next season. pic.twitter.com/HqHHGjGGUH[3]

— Cristiano Ronaldo (@Cristiano) May 23, 2015[4]

E in quei momenti concitati, Cristiano Ronaldo[5] non ha detto AMEN. Vada via pure, se così è stato deciso nel board dei Blancos ma non avete l'approvazione del vostro giocatore più rappresentativo, del padrone del vostro spogliatoio. La foto è iconica perché sembra una delle tante che Cristiano si scatta con i suoi fan. Solo che questa volta non è un fan che la chiede a lui, ma lui che la fa con Ancelotti. Un significato cambiamento di prospettive. Ha semplicemente urlato al mondo, in un post social: Carlo, fatelo restare. Ma Carlo non è restato. Ha alzato un sopracciglio, è andato altrove a insegnare un calcio umano e tecnicamente alto, a regalare umanità. Con Cristiano il rapporto era semplice. Magari davanti a un bicchiere di vino gli chiederebbe ancora dove preferisca giocare:

A Cristiano chiedevo dove preferisse giocare, poi provavo ad adattarmi alle sue preferenze.

Praticamente un'ammissione di forte dipendenza dal suo talento e nello stesso tempo una concessione di umiltà rara in un allenatore che ha vinto così tanto, un'apertura mentale e di feeling che crea un rapporto simbiotico tra i due.

Carlo Ancelotti e Cristiano Ronaldo: una storia di uomini straordinari

Ancelotti in panchina ha qualcosa di incredibilmente umano. Non si capisce fino a che punto le sue doti professionali arrivino e dove invece l'uomo trovi sempre la strada, in maniera incredibile, di creare un legame spettacolare con gli atleti professionisti che allena. Ancelotti ci riesce sempre. Con gesti semplici, che hanno qualcosa a che fare con la sua terra. Anche con concetti semplici, quando, con una battuta, abbina la sensualità sfrontata di Cristiano e compagna con la professionalità di ferro del portoghese, e ci racconta forse l'aneddoto più famoso sul suo Cristiano Ronaldo. Come sempre lo colpisce un fatto dannatamente umano:

Cristiano si allenava sempre, era capace di rimanere fino alle tre del mattino a Valdebebas per curare il suo corpo con bagni ghiacciati, anche se Irina (l'ex di CR7, ndr) lo aspettava a casa. La sua preoccupazione non sono i soldi, non pensa a questo, lui vuole solo essere il numero 1.

Capita ad alcuni uomini: riescono a fare ponti dove ci sono solo macerie, o torri d'avorio. Torri d'avorio: Cristiano Ronaldo si è costruito la sua, proprio davanti a quella di Messi. Se un regista dovesse riuscire, un giorno, a metterli uno davanti all'altro, Cristiano Ronaldo si confesserebbe con Carletto Ancelotti[6] parlando di Messi. Di come in effetti senza Messi lui stesso non esisterebbe. Una teoria del buon Carletto, guarda caso:

Penso abbiano bisogno l'uno dell'altro. Ogni volta volta l'uno mette pressione all'altro.

Sicuramente Cristiano Ronaldo ha avuto bisogno di Ancelotti. Curioso che il mister italiano sia arrivato dopo la colata lavica che Mourinho lascia in ogni squadra che ha allenato. Quel mix micidiale tra ambizioni tirate al massimo, rivalità esacerbate (la nazionale spagnola ne sa qualcosa) istituzioni accantonate (vero, Casillas?). Tutto nel nome della sua vittoria. Che è la vittoria della squadra, ma è prima la vittoria della strategia machiavellica di Mourinho. Ancelotti arriva dopo e passa le mani sul grano, come in una famosa scena del Gladiatore. E trova in CR7 un uomo. E lo descrive così:

Parla sempre con i compagni quando le cose non vanno, non si interessa dei capelli o di questo genere di cose, del look. Parla con i compagni, gli interessa prima di tutto la squadra.

Che equivale a fare questo gesto, azzerando tutte le vulgate su CR7 l'automa di ferro. E proprio lui, CR7, che vuole essere il n.1, traccia un ritratto preciso del suo maestro, e lo traccia partendo da un presupposto fondamentale, il dialogo. Non staremo a dilungarci sull'importanza della parola detta e non detta nel complicato rapporto che tesse ogni allenatore con tutti i componenti della sua squadra. Ma Ancelotti parla, parla con tutti. E, sottolinea Ronaldo, non solo con me. Magnanima concessione, un po' alla Ibra, Ancelotti si ferma a chiacchierare anche con chi il posto da titolare non lo vede neppure col binocolo:

Ancelotti è stata una sorpresa incredibile. All'inizio pensavo fosse uno tosto, anche un po' arrogante e invece si è rivelato l'opposto. Diciamo che è come un grande orso: una brava persona, sensibile. Parlava con noi tutti i giorni, con tutti noi, non solo con me. E si divertiva. È una persona incredibile: ogni giocatore dovrebbe avere l'opportunità di lavorare con lui perché è un grande allenatore. Mi manca molto perché abbiamo vinto tanto insieme e un giorno spero di poter lavorare di nuovo con lui

La pax Ancelottiana trova in Ronaldo l'ambasciatore decisivo. Ed è forse un tributo personale di Cristiano Ronaldo al suo vecchio allenatore anche l'incredibile impronta lasciata contro il Bayern Monaco. Ancelotti arriva, e sembra compia questo gesto:

Non è incendio e tensione, ma pax Ancelottiana. Il bacio a Ribery[7] è solo un segnale evidente di quello che ha importato nelle rigide pieghe del calcio tedesco. Perché perfino nello spogliatoio del Real Madrid Ancelotti è stato umano, così fortemente umano da arrivare fino alla torre d'avorio di Cristiano Ronaldo. Pronto, chi è? Sono Carlo, Ancelotti. Salgo, facciamo due chiacchiere. Se un regista potesse riprenderli, ora, davanti ad un bicchiere di un vino di quelli buoni, Cristiano avrebbe un'aria divertita, Ancelotti il suo sorriso umano, fortemente umano. E l'inquadratura non troverebbe un algoritmo perfetto tra fisico e tecnica + un allenatore vincente. Ma due uomini, così fortemente uomini. In mezzo un bicchiere di vino, tante cose da raccontarsi e tutti quei gol di un figlio putativo a chi l'ha protetto, coccolato, difeso sempre. Perché il calcio separa, il passato sarà pure una terra straniera (e mai come un questo caso) ma non rende nemici. Avversari sì, nemici mai. Enemigos nunca.

References

  1. ^ Cristiano Ronaldo (www.foxsports.it)
  2. ^ Carlo Ancelotti (www.foxsports.it)
  3. ^ pic.twitter.com/HqHHGjGGUH (t.co)
  4. ^ May 23, 2015 (twitter.com)
  5. ^ Cristiano Ronaldo, la storia è tua: sono 100 gol in Champions League (www.foxsports.it)
  6. ^ Champions League, Zidane scherzetto ad Ancelotti. Ma l'arbitro… (www.foxsports.it)
  7. ^ Bayern Monaco: Ancelotti e il bacio a Ribery, il Re della Baviera. (www.foxsports.it)

Articolo Originale

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