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C’è chi vuole togliersi lo sfizio, perché quel benedetto “pezzo di carta” non è riuscito ad agguantarlo in gioventù. C’è chi, invece, del diploma ha bisogno adesso, per riqualificarsi in azienda. O chi approfitta di un momento di riposo forzato, causa disoccupazione o cassa integrazione, per raggiungere quell’attestato che magari gli consentirà di trovare nuovamente un’occupazione. E poi c’è l’esercito degli stranieri adulti, che devono dimostrare di conoscere la nostra lingua per ottenere la cittadinanza. Insomma, i motivi sono diversi ma il dato fornito dal Ministero dell’Università, Istruzione e Ricerca (Miur) è inequivocabile: nell’anno scolastico 2016-2017 si è registrato un incremento delle iscrizioni ai corsi per l’istruzione degli adulti pari al 25 per cento rispetto l’anno precedente.

Si è passati infatti da 182.863 a 229.400 iscrizioni (in termini burocratici si parla di “patti formativi individuali”) alle CPIA (i Centri provinciali per l’istruzione degli adulti). Un vero e proprio “boom” per quelle che un tempo erano note come le scuole serali. Oggi in tutta Italia i CPIA, introdotti nel 2012, sono 126. Si tratta di istituzioni scolastiche autonome, con un proprio organico, in grado di offrire un’offerta formativa strutturata. Attenzione, però: le lezioni si svolgono direttamente in questi centri solo per quanto riguarda l’italiano per stranieri e i corsi per l’ottenimento della licenza elementare e della scuola media. Le lezioni serali, in genere dalle 17 alle 23, si tengono in scuole statali convenzionate con i CPIA e riguardano gli istituti tecnici, i professionali e i licei artistici. Per legge gli altri tipi di liceo non possono essere frequentati in edizione serale (se non in rarissimi casi e con la presenza di determinate condizioni).

Ma a cosa è dovuto questo “ritorno di fiamma” del diploma ottenuto frequentando in orari serali? Emilio Porcaro, referente della rete nazionale dei CPIA, la vede così: «Per lo più si tratta di persone che vogliono rimettersi in gioco, che hanno bisogno di riqualificarsi nell’ambito di un certo percorso professionale. O che hanno perso il lavoro. In ogni caso si tratta di studenti estremamente motivati». «Parliamo – prosegue il docente – di percorsi che evidentemente rispondono a un bisogno perché gli effetti della crisi economica e i cambiamenti nel mondo del lavoro, si fanno sentire. L’incremento può essere dovuto anche al fatto che dal punto di vista dell’offerta, i CPIA, dopo una prima fase di rodaggio, cominciano a funzionare in modo efficace. Anche se ritengo che il sistema andrebbe potenziato». Un sistema che oggi, complessivamente, può contare su finanziamenti pari a circa 80 milioni di euro.

Ma come funzionano in concreto questi corsi? La parola-chiave è soprattutto una: personalizzazione. «Ad ogni iscritto -spiega ancora Porcaro – viene richiesto una sorta di “bilancio delle competenze” acquisite durante la propria esperienza professionale e non, in modo da potergli riconoscere e accreditare alcuni “saperi”. I percorsi di istruzione sono realizzati per gruppi di livello organizzati in modo da consentire appunto la personalizzazione dell’itinerario». La durata del corso non è dunque uguale per tutti gli studenti e dipende dalle esperienze maturate in passato. Quanto alla prova finale, da lì non si scappa: verrà sostenuta di fronte alla medesima commissione che valuta i ragazzi delle scuole superiori. La notte prima degli esami, quella sì, è uguale per tutti.

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