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“Il potere finanziario impone opere in utili” questa l’ultima esternazione del pasionario grillino Alessandro Di Battista contro il gasdotto pugliese.

La recita pentastellata è avvenuta in questi giorni dopo aver sfogliato in vero piuttosto svogliatamente “Il manuale del perfetto populista”.

Qualcuno deve aver ricordato a Di Batista che “primo ammore” di Grillo è stato l’ambientalismo -in verità new age come quando propagandava una palletta ecologica di gomma per la lavatrice) – e così fatti due conti e il classico “piatto ricco mi ci ficco” ecco che Di Battista in versione Che Guevara ha arringato con tanto di megafono e sputi inerziali contro il solito “potere forte finanziario”.

Tuttavia, quello che Di Batista non ricorda o piuttosto finge di non ricordare è che la sindaca di Roma Virginia Raggi si è appena accordata con Mr Pallotta, patron della Roma, per costruire una mega opera inutile in un’area a rischio idrogeologico e senza quasi controparte di opere pubbliche e cioè lo Stadio della Roma a Tor di Valle, opera, tra l’altro, che resterà al suddetto Pallotta e non alla As Roma anche se nessuno lo dice per paura di non disturbare il manovratore.

E questo dopo che in campagne elettorale la Raggi avesse proclamato solennemente il no allo Stadio in quella zona e soprattutto appena un anno prima avesse presentato una denuncia contro l’opera nell’era Marino.

Si sa che la coerenza non fa parte del Movimento di Grillo, basti pensare a quando Grillo stesso distruggeva i computer durante i suoi spettacoli contro l’odiata tecnologia mentre poi dalla tecnologia di Internet è stato miracolato ma almeno si evitino queste stucche voli messinscena.

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