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«Se la Cina non risolverà con la Corea del Nord, lo faremo noi». È l’avvertimento che il presidente Trump ha lanciato al collega di Pechino Xi, che riceverà giovedì in Florida, attraverso un’intervista con il Financial Times in cui ha attenuato anche le critiche dell’Unione europea: «Subito dopo il voto per la Brexit pensavo che altri Paesi sarebbero usciti. Ora non lo credo più. La Ue ha aggiustato le cose, e il suo centro sta tenendo».

Il capo della Casa Bianca considera Pyongyang la minaccia più grave, da quando il suo predecessore Obama gli ha spiegato i progressi fatti dal regime di Kim nel realizzare bombe atomiche e razzi per lanciarle verso l’America. «La Cina – ha spiegato Trump – ha grande influenza sulla Corea del Nord. Dovrà decidere se aiutarci, o no. Se lo farà, sarà una cosa molto buona per la Cina; se non lo farà, non sarà buona per nessuno». Il Presidente non ha rivelato se è disposto a fare un accordo complessivo con la Repubblica popolare sulla sicurezza regionale, ad esempio ritirando le truppe dal Sud se Pechino convincerà il Nord a rinunciare al programma nucleare. Però ha chiarito che «se la Cina non risolverà il problema, lo faremo noi». Alla domanda se ritiene che Washington possa gestire da sola la crisi con Pyongyang, lui ha risposto così: «Totalmente». Non è entrato nei dettagli, ma una escalation potrebbe cominciare con le sanzioni secondarie verso chi aiuta Kim, cioè la Repubblica popolare, e includere anche azioni segrete di sabotaggio digitale o sul terreno, e attacchi preventivi, vista la maggior latitudine che il Pentagono sta ottenendo su tutti i fronti. Trump ha detto che non prevede di scatenare una guerra commerciale con Pechino, e spera che l’incontro di giovedì e venerdì aiuti a risolvere le differenze.

Sul futuro dell’Europa ha cambiato posizione: «Quando la Brexit era avvenuta pensavo che altri l’avrebbero seguita. Se mi aveste chiesto come finiva dopo il referendum, avrei detto che sì, comincerà a cadere a pezzi. Ora però credo che la Ue stia davvero aggiustando le cose, ha fatto un buon lavoro. La Brexit alla fine potrebbe essere una cosa molto buona per entrambi». Trump ha evitato di prendere posizione sulle elezioni francesi, notando come «stanno avvenendo cose esterne che potrebbero cambiare il corso della competizione». Quindi ha aggiunto che «credo nelle alleanze, ma non sono sempre state positive per gli Stati Uniti». Da qui la sua retorica che alcuni considerano abrasiva, e minacciosa per l’ordine liberale globale, ma lui non la rinnega: «Non è solo un esercizio negoziale. Gli Usa hanno parlato a lungo, e questo non ci ha portato da nessuna parte». Il Presidente non rimpiange neanche i tweet più controversi, perché «mi consentono di raggiungere il pubblico senza passare dai media falsi». E’ convinto che riuscirà a fare la riforma fiscale, e se i repubblicani conservatori non accetteranno quella sanitaria, la realizzerà comunque accordandosi con i democratici.

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