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"La Gazza ha preso il mio posto" ha scherzato Gabriele Salvatores, anticipando qualcosa dell'intuizione registica che lo ha guidato nel suo debutto scaligero, che avverrà il prossimo 12 aprile proprio con 'La gazza ladra' di Rossini, diretta da Riccardo Chailly. A 10 giorni dalla prima, che cade a 200 anni dal debutto dell'opera al Piermarini, poi assente dal palco milanese dal 1841, regista e direttore hanno incontrato oggi il pubblico allo spazio No'hma di Milano. La loro collaborazione è nata sotto il segno di Rossini: "il ritmo rossiniano è teatrale e – ha spiegato Chailly – ha una struttura ritmica inesorabile che, come spettatore, ho trovato nei lavori di Gabriele, che ho poi scoperto essere un appassionato di Rossini. Proprio sul ritmo ci siamo trovati". Nel suo approccio all'opera, il regista è partito da un problema: come rappresentare la gazza, il cui furto inguaia la serva Ninetta, fino a metterla in pericolo di vita? "La musica di Rossini sembra andare sopra i personaggi come un'entità superiore, mi ha fatto venire in mente – ha raccontato il premio Oscar – le parole di Meir Shalev: "gli uomini fanno i loro progetti e dall'alto gli dei sorridono della loro ingenuità'". Se in questo senso la gazza è "metafora del fato, del destino, del caos, della sfiga, l'elemento che – ha sottolineato Salvatores – non ci rende padroni totali delle nostre vite", l'uccello diventa "il vero artefice dello spettacolo" e in quanto tale "cambia le luci, le scenografie, muove i personaggi". Insomma, "ha preso il mio posto". Anche perché "la gazza è femmina e in quanto tale non va tenuta in gabbia, il ruolo di noi uomini – e qui Salvatores non parlava solo di opera – è usare i muscoli per farla volare". Volerà davvero, al Piermarini, la gazza-regista, interpretata dall'acrobata Francesca Alberti. La vera protagonista dell'opera, però, non è la gazza malandrina, ma Ninetta, di cui regista e direttore hanno scelto di dare un'interpretazione che sottolinea la sua forza: "si ribella, si nega al Podestà, non è una donna fragile – ha spiegato Chailly – come l'abbiamo vista finora". Tutto questo, però, secondo i due è già nell'opera di Rossini, che non necessita di attualizzazioni: "io le trovo rispettabili, ma credo – ha detto Salvatores – che la musica sia stata scritta in un'epoca, se Rossini l'avesse scritta oggi i recitativi sarebbero dei rap, si tratta di trovare l'elemento attuale in altro, non serve trasformare un moschetto in un kalashnikov, guardate quanto è attuale l''avviso ai giudici' rispetto ai magistrati". C'è molta attualità – ha aggiunto il regista – anche nella figura del Podestà "che vuole Ninetta e per averla usa il potere in modo sbagliato, anche noi ne abbiamo visti parecchi fare così ultimamente". Ma come in uno sberleffo "ogni volta che il podestà sta per concludere qualcosa, arriva qualcuno a interrompere l'azione, Rossini lo prende in giro". Come Rossini, anche la gazza "si diverte con i poveri essere umani, ma è lei alla fine a determinare l'happy end", che all'inizio sembra negato dai colpi di fucile che si sentono in lontananza nel momento in cui si scopre che i gioielli erano stati invece rubati dal volatile. "Ho chiesto i fucili ma ho scoperto che alla Scala per avere armi da fuoco bisogna fare una richiesta 30 giorni prima, così – si è lamentato Chailly – rischiamo di non sentirli nemmeno all'ultima recita". Per quanto riguarda le sue scelte rispetto all'opera, il direttore ha scelto "l'esecuzione integrale, come quella andata in scena 200 anni fa: l'opera non richiede tagli, avrebbe perso il senso teatrale". Teatrale è anche il senso del lavoro di Salvatores: "io ho iniziato nelle cantine dell'Elfo, ritrovarmi alla Scala mi fa piacere e me la gioco teatralmente: è teatro, non c'è nulla di cinematografico". A chiudere le 3 ore e 40 di rappresentazione potrebbe però essere un coup de theatre cinematografico: domani arriverà alla Scala il responsabile degli effetti speciali di Harry Potter, che potrebbe collaborare al finale.

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