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La Serbia non ha deluso l'Europa. Il giovane premier europeista, riformatore e liberalconservatore Aleksandar Vucic ha vinto le elezioni presidenziali anticipate svoltesi oggi, con una percentuale di consensi "di almeno il 56 per cento", secondo quanto ci dicono alte fonti di Repubblica nella capitale, e addirittura del 58 per cento secondo le proiezioni dell'istituto demoscopico Ipsos. La strategia di Vucic – che guida il governo del paese dal 2014 – cioè una strategia di negoziato con Bruxelles per entrare nella Ue al più presto, di riforme accelerate per modernizzare l'economia, di neutralità ma pro-Unione europea tra Nato e Mosca e infine ma non ultimo di tentativi di dialogo di pace con i paesi vicini, tutti gli Stati nati dalla disintegrazione della Jugoslavia e con l'Albania, vengono dunque confermate dagli elettori.

È un risultato importante e positivo per tutti i governi europeisti nell'Unione, dall'Italia di Gentiloni partner di riferimento di Belgrado alla Germania della cancelliera Angela Merkel che ha sempre espresso approvazione ed elogio incondizionato a Vucic e al suo appello a "voltare le pagine degli odii etnici e delle violenze del passato e costruire una Serbia europea e moderna che guarda al futuro".

Non meno significativo, secondo i primi risultati, è l'ordine d'arrivo dei rivali sconfitti. Al secondo posto sarebbe giunto infatti l'ex ombudsman (difensore civico) Sasha Jankovic con oltre il 14 per cento, seguito dal 25enne eccentrico comico beffardo Luka Maksimovic, un campione dell'antipolitica che però non ha nulla dell'aggressività antisistema e violenza verbale di Grillo. Al quarto posto l'ex ministro degli Esteri Vuk Jeremic. Il grande sconfitto è dunque Vosjlav Seselj, l'uiltranazionalista antieuropeo, antioccidentale ed ex collaboratore del dittatore Slobodan Milosevic, l'uomo che con la sua svolta autoritaria e brutali guerre e massacri distrusse la Jugoslavia di Tito.

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