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ROMA – "Governare il sud della Libia significa controllare le rotte migratorie e combattere il business dei trafficanti". Al Viminale si sottolinea l'importanza della pace firmata venerdì scorso tra le due principali tribù libiche meridionali. Un successo della "diplomazia del deserto", che promette di stabilizzare la regione del Fezzan e dare corpo a quel memorandum italo-libico siglato a Palazzo Chigi a inizio febbraio, con l'obiettivo principale di arrestare il traffico di esseri umani.

Dopo tre giorni di intense trattative, venerdì al Viminale i capi delle principali tribù della Libia del Sud, gli Awlad Suleiman e i Tebu, alla presenza dei leader Tuareg e del vicepresidente libico Kajman, hanno firmato un accordo di riconciliazione. Le stesse tribù hanno chiesto all'Italia (rappresentata dal ministro dell'Interno, Marco Minniti, e dal segretario generale della Farnesina, Elisabetta Belloni) di farsi garante del patto.

L'accordo, che segue quello di febbraio tra dieci sindaci delle principali città del Fezzan, apre la strada al controllo unificato del confine meridionale del Paese da parte delle tre tribù Awlad Suleiman, Tuareg e Tebu. Un confine strategico, visto che il Fezzan è la porta d'accesso alla Libia. Governare questa enorme regione meridionale di oltre 700mila chilometri quadrati di deserto e rocce significa controllare il traffico di esseri umani. Da qui passano infatti le principali rotte migratorie, che da Niger e Ciad portano prima sulle coste libiche e poi via mare fino all'Italia. Un flusso che non rallenta, anzi: quest'anno sono già 24.280 i migranti sbarcati in Italia, il 30% in più dello stesso periodo del 2016 (anno che con oltre 181mila sbarchi aveva infranto ogni record nella storia del nostro Paese). E oltre il 90% parte appunto dalla Libia.

La riconciliazione tra i Tebu e gli Awlad Suleiman, in conflitto fin dalla caduta del regime di Gheddafi, potrebbe permettere ora di unire le loro forze contro terrorismo e jihadismo. Assieme ai Tuareg, si concretizza poi la possibilità di costituire una forza del sud capace di garantire il controllo delle frontiere e la stabilità di tutto il Fezzan e di cooperare in prospettiva con le tribù sorelle di Ciad e Niger. La pace porterà anche alla riapertura dell'aeroporto di Sebha.

Dal Viminale si fa notare che il nuovo patto contribuisce a rafforzare il governo di Tripoli e consente all'Italia e alla Ue, in cambio del controllo delle frontiere, di avviare un piano di investimenti verso il sud della Libia che tolga ossigeno a quell'economia parallela, sempre più incentrata sul contrabbando e sul traffico di esseri umani.

Ma non basta. Oltre ai confini meridionali, altro fronte nel contrasto all'immigrazione irregolare è il controllo delle acque territoriali di Tripoli. Dal Viminale fanno sapere che ieri è partita l'ultima fase nell'addestramento dei marinai della guardia costiera libica, che dopo averne già formati 90 dovrebbe rendere tutti gli equipaggi pienamente operativi entro maggio, restituendo loro anche le 10 motovedette libiche finora custodite dall'Italia.

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