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La diga italiana dei no-euro, usciamo dalla moneta unica e rimettiamo in giro la vecchia lira, è ormai franata e quasi certamente non si ricostituirà più. Il tutto è avvenuto senza alcun dibattito, senza alcuna battaglia campale. Anzi, molti non se ne sono nemmeno accorti, ma è così. Tutto è successo perché il soggetto più corposo fra quelli schierati per il no-euro, e cioè il movimento 5 stelle, dalla sera alla mattina ha deciso di sfilarsi da una battaglia che sembra avere sempre meno senso. E lo ha fatto con motivazioni forse non straordinarie, di basso livello, ma lo ha fatto: oggi costerebbe troppo uscire dall’euro, si potrebbero irritare i mercati e crearci dei problemi.

Il M5S si sente sempre più vicino all'area di governo

Insomma, il Movimento cinque stelle si sente sempre più vicino all’area di governo e quindi comincia a ragionare, lasciando per strada i facili slogan di un tempo. Adesso non è più tutta colpa dell’euro. Anzi, l’euro ce lo dobbiamo tenere ben stretto, salvo poi vedere come. A questo punto sul fronte duro dei no-euro rimangono solo Matteo Salvini e Giorgia Meloni, ma si tratta quasi di due macchiette della politica. Non hanno mai fornito alcuna ragionevole spiegazione della loro opposizione all’euro, ma solo qualche slogan orecchiato qui e là. In realtà, non saranno in grado di determinare alcuna uscita dall’euro e nemmeno una rilevante influenza sulle altre forze politiche.

Il 70% dello schieramento politico italiano è "pro euro"

Ora che anche il Movimento 5 stelle si è deciso a dire sì all’euro, i favorevoli alla moneta unica vanno da Forza Italia a Grillo, passando per il PD. Il 70 per cento (se non di più) dello schieramento politico italiano è intenzionato a rimanere nell’euro. Tutto questo può essere letto anche come un segno del progressivo ammorbidirsi del populismo italiano? Probabilmente sì. Si comincia a capire che un’Italexit sarebbe un’operazione senza senso e destinata a provocare solo guai. Il paese è troppo indebitato e ha troppi problemi per consentirsi questi giri di valzer. Gli unici due che sembrano non averlo ancora capito sono appunto Matteo Salvini e Giorgia Meloni, ma sono due ai margini della politica.

La "moneta fiscale" è un arzigogolo di rara complessità

Naturalmente, sarebbe eccessivo pretendere dal Movimento 5 stelle un comportamento razionale fino in fondo. Infatti, la loro proposta completa è: teniamoci l’euro, ma vicino mettiamogli una “moneta fiscale”. Si tratta di un arzigogolo di rara complessità e che nelle loro teste dovrebbe consentire all’Italia, astutamente, di stampare tutta la moneta che vuole (senza chiamarla lira), pur rimanendo ancorati all’euro. L’idea di fondo è che tutta questa finta moneta in giro dovrebbe innescare un tale boom da risolvere poi tutti i problemi. Si tratta di piccole fantasie che mai saranno messe alla prova (facile immaginare l’opposizione della Ue e della Bce). Nessuno accetterà di essere pagato con carta non riconosciuta da alcun Paese al mondo e il cui valore sostanzialmente è uguale a zero, qualunque sia la cifra stampata sul davanti.

Ma rimane tutto l'altro bagaglio di sciocchezze del Movimento

Quello che resta, allora, è che il Movimento 5 stelle non ritiene più utile uscire dall’euro. E questo è un passo avanti, un gesto di realismo. Poi, per carità, rimane tutto l’altro bagaglio di sciocchezze: dall’opposizione ai vaccini, alla dieta vegana, all’idea di un paese bulgaro, con stretti limiti alle retribuzioni e alle pensioni di chiunque. E rimane, come un pilastro indistruttibile, una sorta di mega-idiozia, la scelta di puntare comunque verso quello che loro chiamano la decrescita felice. Scelta che in un Paese con tre milioni di disoccupati suona come una bestemmia. Insomma, non c’è una conversione verso la razionalità. Per ora c’è solo la scoperta che dall’euro non si può e non conviene uscire. Con il che il fronte no-euro italiano va a farsi benedire, riceve un colpo mortale. E già questo è un passo in avanti.

2 aprile 2017

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