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Come può uno che da ragazzo ha camminato con la scarpe sfondate, in un mondo in cui già così stava meglio di quelli che andavano scalzi; che aveva due nonne analfabete e due genitori soltanto diplomati ma da esterni (non potevano pagarsi la scuola serale); insomma uno che, quanto a caratura plebea, non ha nulla da rimproverarsi, avere la puzza sotto il naso e gli atteggiamenti di un marchese di prima della Rivoluzione? Come può un nessuno, forte soltanto del fatto di essere sé stesso, guardare dall’alto in basso alcuni grandi e potenti del mondo, se gli sembrano volgari e indegni della sua frequentazione? Può dunque la nobiltà essere una vocazione, più che un retaggio ereditario?

La domanda non è assurda. I nobili non sono fisiologicamente diversi dagli altri. Il sangue blu non esiste, e nella misura in cui esiste è una malattia. Se, ad un certo momento, è nata la casta dei nobili, è stato perché qualche loro capostipite, non nobile, ha realizzato tali imprese, da meritare l’alto riconoscimento regale. Mentre il nobile che è tale per eredità può essere indegno, non può essere indegna la ragione per cui la sua famiglia è di origine nobile. E ci può essere un non-nobile che è nobile come qualità d’animo e come comportamento.
Al riguardo c’è un episodio degno di figurare nella storia dell’umanità. François-Marie Arouet fu educato nelle stesse scuole dei nobili e visse sempre fra i nobili, ma nobile non era. Così, quando lo sciocco Chevalier de Rohan glielo rinfacciò, rispose fieramente: “Monsieur, mon nom je le commence. Vous finissez le vôtre!”, Che, per esplicitare le connotazioni, si può tradurre così: “Signore, io sono l’iniziatore della nobiltà col mio nome, voi, essendo l’indegno epigono del vostro, porrete fine alla nobiltà della vostra casata”. Lo Chevalier fu così profondamente offeso (e ridicolizzato) da questa famosa risposta, che mandò a bastonare l’incauto, il quale, a forza di protestare per ottenere giustizia, finì per essere spedito in esilio in Inghilterra. Dove Arouet divenne Voltaire.
Il buon gusto è un tratto che deriva dall’educazione, ma ancor più dalla qualità di una persona. Da nessuna parte sta scritto che non bisogna sollevare la manica della giacca per dire gli amici: “Avete visto che mi sono comprato un Rolex d’oro?” Dovendo spiegare che cosa significa in tedesco “Alptraum” è normale dire: “Incubo”, mentre è assurdo aggiungere: “Sapete, io parlo quattro lingue oltre l’italiano”. Non si può dire: “Sì, verrà anche Giacomo. Gli ho pagato io il biglietto, poverino, è in difficoltà”. O non si è generosi, o lo si è, ma non lo si racconta senza necessità. Gli esempi sono infiniti. Purtroppo, mentre già questi esempi saranno disgustosi per alcuni, lasceranno interdetti altri: “Che c’è di male a dire che ci si è comprato un bell’orologio?” E allora, intimamente, si sente la differenza di casta.
Tutte queste considerazioni, così lontane dall’attualità, con l’attualità hanno tuttavia un collegamento. Mentre le questioni di buon gusto o cattivo gusto per alcuni sono del tutto incomprensibili, e comunque prive d’importanza, per altri risultano assolutamente dirimenti. Per quanto mi riguarda, la mia sconfinata ammirazione va a quel nobile francese che, condannato alla ghigliottina insieme con la moglie, per offrirle qualche minuto di vita in più, si propose al boia per primo, dicendole: “Souffrez, Madame, que pour une fois je passe devant vous”. “Permetta, signora, che per una volta io non le ceda il passo”. Viceversa, il plebeo scalcagnato dell’inizio, cioè io, non riesce a reprimere la propria invincibile ostilità nei confronti di personaggi come Beppe Grillo, Matteo Renzi, e, a suo tempo, Antonio Di Pietro. Perché tanta animosità? Permettetemi di scansare le querele.
Io non potrei mai votare per qualcuno che ha organizzato il “Vaffanculo Day”, perfino se avesse un programma accettabile. Ma altri a momenti lo votano perché è volgare. Non potrei mai essere a favore di qualcuno che, nelle note circostanze, dice “Stai sereno”. E sono disposto a scusare intimamente l’ignorante, ma non chi si fa un vanto di esserlo.
Ma queste fisime forse sono già indegne di un marchese. Figurarsi nel caso di uno che passa per un eccentrico, si veste come un barbone e fa una vita d’eremita. Scusatemi.

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