CONDIVIDI

Variare, svariare. Per molti è quello il bello della musica, abbandonare i sicuri sentieri di quelle cinque righe su cui si accomodano note, crome, semicrome, biscrome, diesis e bemolle per andare sopra, sotto e soprattutto a lato. Ed ecco, ad esempio, la forma delle variazioni nella classica e il flow nel rap. Il recitare a soggetto. Specie poi se il soggetto è un soggetto in ogni senso, Dargen D’Amico, 36enne rapper intellettuale e colto che da sempre sceglie vie traverse, lontane dalle piste battute, anche se magari di più facile successo. L’ultima idea di questo menestrello post-moderno amante dei giochi di parole si chiama proprio Variazioni ed è un’unione tra hip hop e classica, accomunata proprio dall’improvvisazione, e solo con la musica di un pianoforte. Niente elettronica, niente elettricità. Il risultato, comunque lo si consideri, è peculiare, diverso da tutto l’hip hop che si ascolta adesso.Loading…Come nasce l’idea, D’Amico?
“Io ho sempre provato a sovrapporre le parole a una musica che non fosse per forza l’urban, ma erano stati dei flirt delle scappatelle, una canzone o due. Questo è un tentativo serio, volevo un disco come si faceva una volta, andando in studio con i musicisti e vedendo nascere, crescere e maturare le canzoni”.
Articolo Originale

Rispondi