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Gli stipendi non crescono, o meglio lo fanno a un ritmo bassissimo, che a febbraio tocca il minimo storico, da almeno 35 anni, ovvero dal 1982, anno da cui partono le serie storiche dell'Istat. L'ultimo aggiornamento dell'Istituto sulle retribuzioni contrattuali segna, infatti, un incremento su base annua di appena lo 0,3%. Sempre a febbraio l'inflazione risultava all'1,6%. In pratica i prezzi corrono cinque volte più velocemente. In ballo c'è il potere d'acquisto, il reddito reale, che di certo non beneficia di un allargamento della forbice tra carovita e buste paga, a sfavore di quest'ultime.

Il rinnovo dei contratti della PA

Per ribaltare la situazione la strada più a portata di mano sta nel rinnovo dei contratti degli statali. In settimana un passo in avanti sul fronte P.a. potrebbe essere rappresentato dal confronto con le Regioni. Il governo è infatti a caccia di un'intesa sul nuovo testo unico del pubblico impiego. Le trattative vedono al centro il salario accessorio (chiede più margine anche chi ha avuto bilanci in rosso). Intanto l'esame del provvedimento prosegue anche alla Camera, dove martedì sono attese le audizioni dei sindacati. Vicino alla svolta sembra essere anche l'accordo all'Aran, l'Agenzia che si occupa di pubblico impiego, su permessi e distacchi sindacali, per rendere più facile cumulare e spacchettare le prerogative in questione. Fin qui le regole, c'è poi la gestione delle risorse, che potrebbe trovare un punto di approdo già nel Documento di economia e finanza.

Probabile via agli aumenti dopo 7 anni di blocco

L'aumento promesso ai dipendenti pubblici con la nuova tornata, dopo sette anni di blocco, è di 85 euro medi. Una spinta alla ripresa delle retribuzioni arriverà anche dal contratto dei metalmeccanici, firmato a novembre (ma i primi aumenti legati all'inflazione partiranno da giugno). Quanto ai prezzi, a marzo hanno fatto segnare un lieve rallentamento, con un assestamento all'1,4%. Già per aprile, però, le attese sono al rialzo. Insomma dopo anni di potere d'acquisto in positivo, anche se solo per effetto della deflazione, dovremmo abituarci ad almeno qualche mese in controtendenza. D'altra parte già a dicembre prezzi e retribuzioni si erano portati alla pari, a gennaio il divario era ormai chiaro e a febbraio è arrivata la conferma.

Stabilizzare i precari

A questo punto le aspettative per gli aumenti nella P.A non possono che salire. "Noi abbiamo chiesto che nel Def ci sia la programmazione delle risorse", spiega il segretario confederale della Uil, Antonio Foccillo. Per il segretario generale della Confsal Unsa, Massimo Battaglia, "il mese di aprile è un mese determinante, ci aspettiamo che la ministra firmi la direttiva in questo mese, in contemporanea con la presentazione del Def, dove dovrebbe comparire l'ultima tranche dello stanziamento", ipotesi che si sta infatti facendo strada. C'è una stretta anche sulla riforma Madia. Si guarda agli ultimi ritocchi: la Uil chiede tra l'altro "la liberalizzazione dei fondi per il secondo livello" e meno vincoli sulla stabilizzazione dei precari ("deve sparire la questione della presenza nell'amministrazione in quel momento"). Un punto su cui c'è da riflettere anche per il presidente della commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano (Pd): "abbiamo due problemi principali: la stabilizzazione dei precari e la contrattualizzazione del rapporto di lavoro pubblico".

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