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LONDRA – Theresa May come Margaret Thatcher, dopo le Falkland, Gibilterra? È l'ipotesi o meglio la non tanto velata minaccia circolata ieri a Londra, davanti alle indiscrezioni secondo cui la Spagna potrebbe usare il negoziato sulla Brexit per risolvere un contenzioso che va avanti da decenni e riprendersi la rocca britannica affacciata allo stretto che chiude il Mediterraneo. "La premier May entrerebbe in guerra per tenere Gibilterra", dice Michael Howard, ex-leader del partito conservatore (prima di David Cameron) e uno dei pezzi grossi dei Tories. "Proteggeremo Gibilterra fino alle ultime conseguenze", avverte il ministro della Difesa Michael Fallon. Parole inequivocabili: se Madrid provasse a mettere le mani sul minuscolo enclave con l'Union Jack sul pennone, Londra sarebbe pronta a far tuonare i cannoni.

Due sviluppi degli ultimi giorni sembrano la causa della durissima reazione del Regno Unito. Il primo è un documento diffuso venerdì dal Consiglio Europeo secondo cui la Spagna riceverebbe un veto di fatto sulla possibilità di applicare la Brexit anche a Gibilterra o meno. In sostanza, se il governo spagnolo si opponesse a estendere alla rocca gli accordi sull'uscita della Gran Bretagna dalla Ue, resterebbero due possibilità: o Londra accetta e Gibilterra rimane in sostanza parte dell'Unione Europea, in pratica una forma di annessione alla Spagna o quasi; oppure Londra rifiuta e allora la Spagna mette un veto agli accordi, cosicchè la Gran Bretagna lascia la Ue senza nessuna intesa commerciale o di altro tipo in sostituzione di quelle attuali.

Il secondo sviluppo è trapelato nel fine settimana, quando Alfonso Dastis, ministro degli Esteri spagnolo, avrebbe dichiarato che il governo di Madrid non metterebbe un veto al desiderio della Scozia di far parte dell'Unione Europea dopo avere eventualmente ottenuto l'indipendenza dal Regno Unito. Fino ad ora l'opinione dominante era che la Spagna si sarebbe tenacemente opposto a un'adesione della Scozia alla Ue, automatica o mettendosi in coda per iscriversi, in caso di indipendenza dalla Gran Bretagna, per non segnalare alla Catalogna una possibilità simile se un giorno otterrà l'indipendenza dalla Spagna. Invece ora sembra che la Spagna non si opponga più all'appartenenza della Scozia alla Ue. Le possibili ragioni variano. La situazione di Scozia e Catalogna è differente. Le regole costituzionali di Spagna e Gran Bretagna sono diverse. E così via.

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Ma a Londra c'è il sospetto che l'apertura alla Scozia sia un segnale di ostilità contro il Regno Unito: un modo per aiutare gli scozzesi a ricevere da Downing Street l'autorizzazione al referendum per l'indipendenza già approvato dal Parlamento di Edimburgo. Una delle argomentazioni britanniche per rifiutarlo è sempre stata che, uscita dalla Gran Bretagna, la Scozia non potrebbe entrare nella Ue: la Spagna, annunciando che non si opporrebbe più, fornisce dunque un implicito aiuto agli indipendentisti.

Gibilterra e l'incubo Brexit: la piccola Londra spagnola rischia l'isolamentoArticolo Originale

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