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CARACAS – La Corte Suprema venezuelana si è vista obbligata a fare marcia indietro e ritirare le sentenze con cui aveva esautorato il Parlamento attribuendosene i poteri. Il dietrofront è stato sollecitato dal presidente Nicolas Maduro durante una riunione d'emergenza del Consiglio nazionale di difesa. All'origine c'è l'inattesa presa di posizione della procuratrice generale, Luisa Ortega Diaz, che malgrado la sua fama di chavista pura e dura, ha bollato le sentenze del Tribunale supremo di giustizia (Tsj) come "una chiara rottura dell'ordine costituzionale". Parole che hanno costretto Maduro a convocare durante la notte l'alto organismo, che si è però riunito in assenza di due dei suoi componenti più importanti, il presidente dell'Assemblea nazionale, Julio Borges, e la stessa Ortega. Un nuovo sgarbo al presidente venezuelano.

Poche ore dopo l'"esortazione" di Maduro, il Tribunale ha pubblicato una breve nota sul suo sito web, comunicando che le sentenze con le quali aveva assunto i poteri dell'Assemblea nazionale e sospeso l'immunità parlamentare dei suoi deputati erano annullate.

Malgrado Maduro abbia cercato di presentare l'intera faccenda come "un normale conflitto fra poteri dello Stato", risolto in poche ore dal suo intervento, il dietrofront del Tribunale ha acuito lo scontro in atto fra il suo governo e il Parlamento, che si è costantemente aggravato da quando l'opposizione ha conquistato due terzi dei seggi nelle elezioni di dicembre del 2015.

La forte protesta dei dirigenti dell'opposizione, che hanno denunciato che le sentenze costituivano un golpe dello stesso Maduro, hanno infatti innescato reazioni a catena sul piano internazionale: la maggioranza dei paesi latinoamericani e perfino il Commissario Onu per i Diritti Umani hanno respinto le decisioni dell'Alta corte, definendole pericolose per l'ordine democratico in Venezuela.

Poche ore dopo la pubblicazione del comunicato del Tribunale, l'opposizione ha riunito centinaia di manifestanti in piazza Brion, nel settore est di Caracas, per una "sessione di piazza" del Parlamento, nella quale Borges ha denunciato che "il golpe continua" e ha chiesto alla popolazione di proseguire con le mobilitazioni di protesta contro il governo. Appena i manifestanti hanno cercato di raggiungere la sede dell'Ombusdman, per esigere dal suo responsabile di prendere posizione pubblicamente sulle sentenze del Tsj, però, si sono visti bloccare la strada da un imponente dispositivo antisommossa della Guardia Nazionale. Deputati dell'opposizione hanno cercato di negoziare il passaggio del corteo al di là del posto di blocco delle forze dell'ordine, ma non ci sono riusciti. Ci sono stati momenti di tensione, con gli agenti che hanno lanciato lacrimogeni. La protesta si è quindi spostata altrove.

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