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Le stranezze della nostra giustizia non finiscono mai tanto che si arriva anche a condannare un morto. Il protagonista dell’incredibile vicenda è un 41enne ucciso il 30 luglio 2011 dopo un inseguimento della polizia a Roma (l'agente che sparò venne assolto).

Bernardino Budroni un anno dopo, il 9 luglio 2012, era stato condannato a due anni e un mese di carcere (oltre che a pagare una multa di 600 euro per essersi impossessato della borsa dell’ex fidanzata, che l’aveva denunciato per stalking) per la detenzione abusiva di una vecchia carabina.

La sentenza era stata pronunciata in contumacia perché l’imputato non poteva essere presente in Aula. Una decisione paradossale che non ha lasciato indifferente la famiglia del 41enne. L’avvocato Fabio Anselmo, per conto della sorella di Budroni, Claudia, ha impugnato la sentenza ricorrendo in appello: l’udienza si terrà il 20 aprile.

Non chiederà solamente una pronuncia di improcedibilità per morte del reo (che avrebbe dovuto esserci in primo grado) in quanto ormai la sentenza c’è stata e non si può cancellare. Per Claudia Budroni è molto più importante salvaguardare “il legittimo diritto di a eliminare il grave pregiudizio morale e sociale rappresentato dalla condanna nei confronti del proprio fratello. Tutto ciò nel rispetto della sua memoria e dell’intera famiglia Budroni e anche in virtù del fatto che l’impugnata pronuncia certamente rappresenta una censura per l’amministrazione giudiziaria in quanto tale”.

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