CONDIVIDI

Le versioni non combaciano. Alla notizia, proveniente da Genova, che Beppe Grillo e Alessandro Di Battista sono indagati per diffamazione di Marika Cassimatis (la ex candidata sindaca M5S, epurata da Grillo), Roberto Fico ha commentato: «Siamo tranquillissimi, non c’è nessun problema». Una fonte ci racconta invece che Di Battista s’è infuriato. Una volta fu accusato per aver mostrato in tv un cartello (a forma di piovra gigante) con gli indagati di mafia capitale, solo che c’era anche uno che non è indagato. Anche allora Di Battista si adirò (è dire poco) e cercava chi fosse l’autore di quella grafica: «Possibile che se non controllo io mi rifilate sempre delle fregature?». Nel Movimento, quando c’è qualche problema, si scarica sempre addosso a qualcun altro. La lezione del resto è quella di Grillo (il blog non è il suo, hanno sostenuto i suoi legali, in una recente causa intentata dal Pd).

La vicenda di Genova è chiara: il 17 marzo, nel post con cui cacciava la Cassimatis, Grillo evocava innanzitutto dei dossier («mi è stato segnalato, con tanto di documentazione»), poi scriveva: la Cassimatis e altri dei 28 candidati «hanno ripetutamente e continuativamente danneggiato l’immagine del MoVimento, dileggiando, attaccando e denigrando i portavoce e altri iscritti, condividendo pubblicamente i contenuti e la linea dei fuoriusciti dal MoVimento; appoggiandone le scelte anche dopo che si sono tenuti la poltrona senza dimettersi e hanno formato nuovi soggetti politici vicini ai partiti». In sostanza dava alla Cassimatis della donna attaccata a incarichi e prebende, e traditrice dei valori M5S. Lei, dopo aver chiesto di poter vedere «la documentazione» – che, prevedibilmente, non è pervenuta – ha sporto querela, e un pm genovese sta dando seguito alla cosa. Cassimatis ha querelato poi anche Di Battista, che al Corriere.it aveva dichiarato: «Il Movimento deve tutelarsi dagli squali». La Cassimatis non vuole esser collocata nella famiglia dei pescecani. Vedremo cosa ne diranno i giudici.

Ma la parte più interessante è che la querela è una freccia nella carne viva di Grillo, del blog, degli account (i legali di Grillo usano il plurale), e della Casaleggio (che è titolare dei dati, mentre un dipendente, elogiatore di Putin sui social, è il gestore manuale del blog). Nella querela del Pd Grillo si è difeso dicendo, innanzitutto, che il post non era firmato, e il blog intestato a un altro soggetto (Emanuele Bottaro). Il querelante, il responsabile legale del Pd Francesco Bonifazi, ha però scritto sul suo profilo Facebook che ci saranno interessanti sorprese nel capitolo sul blog e il fisco. Vedremo. In questo caso genovese, il post è invece firmato direttamente da Grillo. La Cassimatis fa di più: ieri è partita un’azione civile. L’avvocato, Lorenzo Borrè, ci spiega: «Abbiamo impugnato sia l’esclusione della candidata sia il ripescaggio di Pirondini, siamo in attesa della fissazione dell’udienza cautelare». Cassimatis è sicura, «il voto era regolare. Grillo avrebbe dovuto chiamarmi prima del voto online per dirmi cosa non andava bene». Se le sue ragioni fossero accolte, il M5S potrebbe restare senza lista. Caos totale a Genova. Ma un’offensiva giudiziaria è in corso anche altrove.

Innanzitutto perché il «garante» non è previsto né nel «non statuto», né nel regolamento. In secondo luogo, la modifica del regolamento fu votata solo online, senza i tre quarti dei votanti, e in violazione di una prescrizione del codice civile (che impone una riunione fisica dell’assemblea per modifiche di regolamenti). È la mina su cui possono vincere anche i ricorrenti della causa iniziata a Roma, capitanati da Roberto Motta. Il paradosso di questa storia è che la forza politica che più ha coccolato e invita i magistrati a sé, potrebbe esser sommersa, e infine illuminata, da una valanga di cause, penali e civili.

Licenza Creative Commons
Alcuni diritti riservati.Articolo Originale

Rispondi