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BOLOGNA Una causa civile a Lamborghini avviata con richiesta di risarcimento milionaria e ora anche un esposto al procuratore federale di Aci/Sport e all'Autorità garante della concorrenza e del mercato, sempre contro l'azienda di Sant'Agata Bolognese. Sono le azioni intentate dalla famiglia di Andrea Mamé, pilota milanese di 41 anni morto il 30 giugno 2013 al circuito francese di Paul Ricard a Le Castellet, durante il primo giro di una corsa del 'Lamborghini Blancpain Super Trofeo', monomarca riservato alle vetture della Casa del Toro.

Dopo la partenza lanciata, ci fu una carambola tra più auto e la Gallardo LP 570 guidata da Mamé finì contro un muretto. Il padre del pilota è assistito dall'avvocato Marco Baroncini. E' in corso anche un processo penale per omicidio colposo a Bologna, provincia di residenza dell'imputato, il direttore di gara della corsa in Francia. Lamborghini ha sempre sostenuto, producendo documentazione in sede civile e penale con l'avv.Gabriele Bordoni, di non essere l'organizzatore.

L'avvocato Baroncini contesta quest'affermazione, dicendo nell'esposto alla Procura federale che dal regolamento di categoria si evince che dal 2011, quando ebbe inizio la serie, l'organizzatrice è sempre stata Lamborghini, che ha anche registrato un logo figurativo del 'Super Trofeo'. A Lamborghini, prosegue il legale, piloti e squadre versano una quota di iscrizione di 35mila euro e inoltre per partecipare bisogna acquistare un'auto della casa di Sant'Agata, all'epoca una Gallardo e ora una Huracan, dal prezzo di 230mila euro circa, più i ricambi. Questo va moltiplicato per le 30 auto partecipanti al campionato in Europa, a cui si aggiungono serie analoghe in Asia, Nord America e Medio Oriente.

"Troppo comodo – scrive l'avvocato Baroncini – presentarsi come organizzatrice del 'Super Trofeo', attirando piloti e squadre che rendono all'anno 48 milioni di euro, e declinare ogni responsabilità quando, con una espressione un po' forte, 'ci scappa il morto'". Se fosse vero che Lamborghini non organizza le serie, sostiene il legale, allora "queste sarebbero tutte organizzate abusivamente, come "classiche sfide di accelerazione su strada non autorizzate". Questo il motivo per cui si rivolge al Garante della concorrenza: "Lamborghini si proclama in pubblico organizzatrice a tutti gli effetti per poi declinare ogni responsabilità nelle competenti sedi giudiziarie, ovviamente celando agli utenti la propria intenzione di non assumersi le dette responsabilità".

Lamborghini, difesa dall'avvocato Gabriele Bordoni, sostiene però di non essere l'organizzatore della gara, ma spiega che esiste una catena, una filiera di gestione che parte dalla federazione

francese, passa per quella regionale, arriva alla società del circuito e poi ad un'altra, fino a quella che si occupa della logistica. "Lamborghini – spiega l'avvocato Bordoni – non ha alcuna veste, è solo il produttore delle auto che partecipano al monomarca e non entra minimamente in quella gara. Questo lo abbiamo provato documentalmente negli atti della causa civile e nel procedimento penale il giudice ci ha escluso dal ruolo di responsabile civile".Articolo Originale

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