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BELGRADO. "All'inizio io già premier non volevo candidarmi a capo dello Stato, ma quando ho percepito che era possibile perdere mi sono deciso, per difendere riforme e via europea. Troppi populisti minacciano il futuro anche da noi". Ce lo dice il premier serbo Aleksandar Vucic.

Gerhard Schroeder qui ha elogiato il suo "coraggio d'imporre riforme", e pagò perdendo il potere. Teme una fine simile?
"Difficile prevedere ogni risultato elettorale. Oggi posso dire 55 per cento per noi e 45 per gli eterogenei candidati alternativi a me. Ma se andremo a un ballotaggio faranno alleanze, se sommati avranno il 50 per cento, faranno giochi di potere. Io no, mi batto per il futuro della Serbia. Mi rifiuto di sedurre gli elettori: avrei potuto, col bilancio consolidato, aumentare stipendi pubblici e pensioni prima del voto, ho deciso per responsabilità che se vincerò lo farò a fine anno. Per consolidare conti sovrani e inflazione. Non mi vendo come candidato piú appetibile". Nazionalisti come Seselj o gli ex ufficiali di Milosevic lottano anche online contro Lei "traditore".

Quanto sono pericolosi?
"Seselj non appare così minaccioso, ma non lo sottovaluto. Se non saremo mobilitati per difendere le riforme, sarà facile per molti voltarci le spalle e scegliere promesse dei populisti: niente sacrifici, tutto verrà dall'alto. Illusioni vecchie come il passato dell'autogestione di Tito. Terreno fertile per sedurre. Il comico è popolare dicendo che non servono soluzioni. Occorre saper fermare ogni populismo".

Come Francia o Italia dove elettori storici di sinistra ora scelgono Fn, Lega o Grillo?
"Tutti sbagliamo in democrazia. Trascuriamo elettori che si sentono dimenticati. Bisogna riconquistarli per salvarci dal baratro del passato. So che le riforme fanno male, ma chiedo di non premiare chi ci riporterebbe indietro di decenni".

Quanto sono pericolosi i nazionalisti di paesi e territori vicini?
"Pericoli concentrici. La stabilità dell'intera regione dovrà essere garantita. Sfondo difficile: Macedonia instabile, Montenegro diviso a fondo, a Pristina (Kosovo, ndr) hanno sospeso il dialogo con noi a costo di rovinarsi l'economia. Il dialogo è vitale nei Balcani, la Storia lo ricorda al mondo".

Paralleli col 1914?
"Anche se lo pensassi non lo ammetterei. Faremo il nostro meglio. Fummo fieri di resistere a una grande potenza, oggi è priorità evitare conflitti o eccessi di fierezza. Investimenti, cooperazione, convivenza, sono la priorità. Smettiamola di presentare la Serbia come enfant terrible filorusso".

La Ue dovrebbe fare di piú?
"Mogherini fa molto. Da noi Seselj l'ha insultata in Parlamento, io solo mi sono alzato a tappargli la bocca. Non vogliamo soldi Ue ma appoggio Ue al dialogo per stabilità e pace".

Rapporti storici serbo-russi, ma perché Putin appoggia Le Pen, Salvini, altri nemici di Belgrado?
"Abbiamo storici buoni rapporti spirituali, psicologici, politici con la Russia. Ma la priorità è la Ue. Ogni Grande ha legittimi interessi, noi vogliamo essere indipendenti neutrali e domani nella Ue. Non siamo e non saremo mai un dipartimento di un ministero russo".

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