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Lacrime, disperazione e un’infinità di palloncini bianchi. Questo lo scenario visibile dalla chiesa della Madonna del Rosario fino alla casa di Emanuele Morgagni, il giovanissimo ragazzo di Alatri picchiato e ucciso la notte dello scorso 25 aprile. Così è stata accolta la bara bianca portata a spalla dagli amici e accompagnata da un corteo di persone di tutte le età e tantissimi striscioni appesi attorno alla chiesa: «Nessuno muore mai completamente… rimarrai sempre vivo dentro di noi!», “Vorrei solo averti di nuovo accanto, stringerti e dirti che la vita è un po’ meno complicata se ci sei tu con me» con la foto di Emanuele e di un suo amico. In un altro striscione, ancora una foto di Emanuele sorridente e accanto la scritta «Il perdono lasciamolo a Dio… Per Emanuele solo giustizia».

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Nella chiesa di Tecchiena dove è stata allestita la camera ardente si svolgono i funerali per dare l’ultimo saluto al ragazzo, morto al policlinico Umberto I di Roma dopo essere stato picchiato brutalmente dal branco all’uscita da un locale nella zona alta di Alatri. «Emanuele aveva sempre il sorriso, era solare e soprattutto era un bravo ragazzo», ha detto una cugina della nonna di Emanuele, tra le lacrime. Una vicina lo ricorda quando era piccolo e fino a pochi giorni fa, «davvero una bella persona che aiutava molto la madre che da anni combatte con una malattia».

La madre: “Non ha trovato il buon samaritano”

«Emanuele non ha incontrato nessun buon samaritano». È distrutta dal dolore la signora Lucia, madre di Emanuele, e prende come esempio la parabola del Vangelo secondo Luca nella quale si mette in risalto la misericordia e la compassione cristiana da mostrare verso il nostro prossimo, chiunque esso sia. La mamma e il papà di Lele, il signor Giuseppe hanno incontrato il vescovo della Diocesi di Anagni-Alatri, monsignor Lorenzo Loppa che celebra il funerale.

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Il vescovo: “Il regalo ad Emanuele sia la non violenza”

«Non abbiamo parole, la morte è brutta per se stessa, ma quando è provocata dalla cattiveria è drammatica. E’ stato un delitto barbaro, di una ferocia unica», ha spiegato il vescovo di Alatri Lorenzo Loppa durante il funerale di Emanuele.

«La risposta di Dio alla domanda dov’eri quando Emanuele veniva pestato a sangue? La risposta è: dentro di lui, a prendere quei colpi – ha spiegato il vescovo – Gesù c’è, e sta domandando a tutti noi una prova di fede, noi spesso vorremmo prima vedere la gloria di Dio prima della fede, ma la fede è la condizione che Dio ci chiede per giungere alla salvezza».

«Non bisogna vergognarsi di piangere, l’amore vince la morte. L’amore di Dio è più forte della morte. Le esequie di Emanuele ci interpellano sulla nostra capacità di amare». Ha proseguito ancora il vescovo durante l’omelia: «Voglio invitarvi alla convivenza, la violenza è dappertutto così come la sofferenza. E bello guardare agli altri come fratelli e sorelle, i media così come le scuole che fanno formazione devono trasmettere anche questo ai giovani». «Il regalo ad Emanuele deve essere in primis di nessuna tolleranza alla violenza, la non violenza come stile di vita. Non cerchiamo vendette nella solitudine, ma amore e perdono», ha ribadito il vescovo Lorenzo Loppa in chiusura di Omelia.

La famiglia ringrazia per il sostegno

Lucia, la mamma di Emanuele a fine messa ha commentato così la vicinanza della gente: «A nome di Emanuele sono io ad applaudire voi, tutti i presenti, dentro e fuori la chiesa. Io, Melissa, Francesco e Giuseppe vogliamo ringraziare uno ad uno per il sostegno, le preghiere e il conforto. Stiamo attenti a rispettare le parole del vescovo. Le mie lacrime non basteranno mai, Dio ha ricevuto Emanuele per colpa della cattiveria degli uomini». Le parole di Lucia sono state accolte da applausi e lacrime di tristezza per un ragazzo strappato troppo presto alla vita.

Colombe lasciate libere di volare in cielo, palloncini lanciati in aria, e tantissimi applausi. I parenti e gli amici di Emanuele accompagnano infine così la bara di Emanuele al termine del funerale. La sorella, Melissa, legge una lettera: «Continuo a ripetermi che ciò che sei e ciò che siamo non potrà essere portato via nemmeno dal più brutale degli assassini. Angelo mio ora che sei in cielo tocca a te prenderti cura di noi. Confido ora nella giustizia per dare un nome a chi ti ha portato lontano da noi».

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